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La Medicina Cinese descrive in modo simbolico e originale un’architettura dell’essere vivente; i pensieri magici di questa medicina possono essere logici quanto quelli scientifici e portare uno sguardo peculiare sulla vita e sulla natura.

L’utilità clinica del “simbolo” sta nella capacità di mettere in relazione elementi e sintomi apparentemente senza legami. In cinese per indicare “simbolo” si utilizza il termine “xiang” il cui ideogramma descrive: la traccia (visibile) del passo dell’elefante (invisibile). Il simbolo quindi non è un atto mentale. San Tommaso d’Aquino, pur non conoscendo gli ideogrammi cinesi, diceva: “il simbolo è una cosa che fa venire in mente qualcosa di diverso, come la traccia di un animale ci indica il passaggio della bestia”.

Avvicinandosi allo studio e alla conoscenza della medicina cinese e delle filosofie che la sottendono, uno dei primi simboli in cui ci si imbatte è quello che lo studioso François Cheng ha definito come l’apporto più originale dato dalla Cina, il concetto di YIN e YANG, dualità complementare che induce al concetto di relazione.

Yin e yang

yin e yangYIN come multiplo, immobile, sotto, oscurità, luna, notte, femminile.

YANG come uno, movimento, sopra, cielo, luce, sole, giorno, maschile.

Lo yin e lo yang rappresentano due opposti interconnessi, dove l’uno non può prescindere dall’altro, l’uno contiene in sé parte dell’altro, l’uno esiste solo in relazione all’altro; due poli distanti in continua attrazione reciproca. Tutte le dualità simboleggiate nello yin e lo yang sono in noi, l’importante non è lo yin e lo yang ma la relazione che si crea tra i due poli ed è l’interazione tra di loro che permette di attuare la relazione.

La condizione umana è polarizzazione. Ci sono cose che andranno bene e altre male. L’agopuntura è un cartello stradale che fornisce il presagio lungo la strada, ad esempio ci dice che più avanti c’è neve, questa cosa può non piacere perché significa che si dovrà rallentare, ma ci rende consapevoli. Le persone trasformano in presagi sintomi e segni che il corpo gli mostra e più quel sintomo viene alimentato più la vita diventa paurosa. La persona lo sa e permette che ciò avvenga. Il taoismo suggerisce di cambiare se stessi e poi il mondo cambierà.

Il testo antico Ling Shu in un passaggio recita che tutte le malattie hanno origine nello Shen, nello spirito, che viene definito come l’armonia tra Qi-energia e Xue-sangue e qualunque ostacolo allo Shen impedisce il movimento armonico di Qi e Xue.

La coscienza-Yi per esistere ha bisogno di una aspetto yin, un corpo e di una aspetto yang, lo Shen-spirito, che rappresenta la forza (yang) che sorregge la coscienza; questo richiede volontà. Quando si mette cuore nei propri pensieri, nelle proprie emozioni e nelle proprie credenze, si ha ciò che si chiama volontà.

Ling-anima è la parte fisica-Yin dello Shen, rappresenta gli aspetti materiali associati all’identità dell’individuo, ciò che egli possiede. L’individuo nella sua specificità rispetto agli altri è Ling, mentre l’individuo connesso non separabile dagli altri è Shen.

Lo stato di coscienza che produce la malattia

Lo stato di coscienza che produce la malattia non può essere lo stesso stato di coscienza che determina la guarigione. Per trattare la malattia bisogna inevitabilmente trattare lo stato di coscienza, si deve comprendere il destino-Ming per agire sulla natura delle persone.

Di fondamentale importanza è l’idea dell’alchimia interiore, che consiste nella ricerca della trasformazione con il fine di realizzare il programma compreso nel destino.

Trasformazione-Hua è un concetto cardine, collegato all’immagine della goccia d’acqua che porta al rinnovamento: ogni singola goccia d’acqua che entra nel fiume della vita porta un qualche cambiamento, un movimento, come i cerchi che sulla superficie si espandono tutt’intorno. La trasformazione, l’alchimia non riguarda solo il singolo individuo ma tutti coloro che gli sono intorno. Ad ogni respiro io sono una persona diversa, perché quello che prendo mi forma mentre quello che lascio mi trasforma.

I disturbi dello Shen

I disturbi dello Shen si manifestano in individui che sono a disagio con la propria vita, con la responsabilità del proprio destino.

Ci sono differenti approcci ai disturbi dello Shen in base alla corrente filosofica.

L’approccio confuciano ricerca il cambiamento del modo di pensare e di affrontare l’esistenza per migliorare la propria condizione. Per i confuciani il problema non sta nel comportamento ma nel fatto che non si sta pensando in maniera corretta.

L’approccio neo-confuciano si concentra sulla cattiva reazione agli eventi della vita piuttosto che sul pensiero sbagliato. È necessario rilasciare il corpo nel tentativo di desensibilizzare la persona rispetto alle proprie emozioni: le emozioni non devono avere potere sul corpo.

L’approccio taoista considera la vita piena di difficoltà ed è il mondo esterno che tende ad alienare e depersonalizzare l’individuo. Ogni persona ha bisogno di affrontare la propria condizione e scoprirne il significato; la vita è un curriculum che offre molte lezioni da imparare e molti significati da scoprire, prima di morire. Questo approccio spinge ad un’auto-attenzione incondizionata, positiva e priva di qualunque giudizio, permettendo all’individuo di lavorare con il proprio mondo interiore.
Il medico Ge Hong del III secolo d.c. ha introdotto il termine Dan Tien, che alcuni autori hanno tradotto “campo del cinabro”: la vita dovrebbe essere considerata come un elisir ed utilizzata per avere Shen, coscienza; bisognerebbe cercare di fare il meglio possibile del proprio destino, per avere la grazia dello shen in sé stessi e stare a proprio agio con sé stessi.

Non si può ricevere ciò che non si ha già; lo Shen è già nell’uomo, il divino è dentro l’uomo.

Ringrazio di cuore il maestro Jeffrey Yuen per i suoi insegnamenti e il dott. Jean Marc Kespì per i suoi approfondimenti medico-filosofici
© Giampaolo Della Monica, agopuntura classica cinese

3476893844, xiabai72@gmail.com

Destinazione Mindfulness:

56 giorni per la felicità

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