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Mi è capitato più volte nella vita di attraversare momenti difficili. Momenti di separazione da persone care, momenti in cui bisognava prendere una decisione difficile, momenti in cui il corpo aveva bisogno di cure mediche. In quei momenti spesso ho perso me, la persona da cui mi stavo separando era più importante di me, il mio corpo malato prendeva il sopravvento, l’indecisione mi allontanava da me.

Ogni volta che è successo, quando quel qualcosa dentro che desidera prendersi cura, che desidera la felicità per quel corpo che sono io, che siamo noi, per quell’anima che sono io, che siamo noi, c’è sempre stata una spinta ad iniziare dal cibo, dal nutrimento.

Ricomincio istintivamente sempre da me, da quello che metto dentro di me, che ingerisco. Ad un certo punto, quando il lutto non è più così atroce, quando la malattia è stata affrontata, quando l’indecisione è diventata affrontabile, qualcosa dentro di me si dirige dal fruttivendolo, dal negozio biologico, dal panettiere che fa il pane con il lievito madre e le farine italiane e poi, quel qualcosa si dirige verso casa e inizia a cucinare. Normalmente cucina cose semplici, ma gustose, pietanze nutrienti, che sono la risposta alla saggezza del mio corpo che sa cosa gli fa bene in quel momento. E così, la cura verso di me inizia e passa sempre attraverso il cibo, semplice e nutriente, gustoso e delicato.

E, tutt’ad un tratto, il tempo lo trovo per compare le cose buone, per cucinare il pesce e le verdure, quel tempo che pensavo di non avere, quel tempo che avevo occupato a non occuparmi di me, ma della malattia, dell’indecisione, della persona dalla quale mi stavo separando. E, in quel tempo occupato da altro, non sapevo cosa stavo mangiando, la bottiglia di olio di casa rimaneva sempre allo stesso livello, a dimostrare che non cucinavo mai a casa, passavo da un aperitivo ad un panino, da un’osteria ad un cocktail.

Mentre oggi mangio del riso basmati con una spigola e un contorno di zucca che ho cucinato con la radice di curcuma, ho chiesto al fruttivendolo di pulirmi i carciofi con cui farò un risotto e ieri al bar ho preso una spremuta d’arancia. Bentornata me! Ricomincio dalla cura, da quello che ingerisco, da quello che mi costituisce.

E tu cosa mangi nei momenti difficili? E come ti prendi cura di te, quando intravedi che la bufera sta passando?

Paola Iaccarino Idelson

Protocollo di Mindful eating (4 incontri bimensili). Inizio: sabato 21 Aprile 2018

Sede di Genova: Via Innocenzo Frugoni 15/2

Destinazione Mindfulness:

56 giorni per la felicità

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