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Prometeo, il fegato e l’invidia

Prometeo, discendente dei Titani, simboleggia la fede nell’umanità anche quando si tratta di contrastare la volontà degli dei.

A favore degli uomini Prometeo inganna Zeus facendo in modo che questi, durante un solenne sacrificio, scelga la parte peggiore – le ossa – di un bue, riservando la parte migliore agli uomini. Per questo Zeus viene preso da un grande rancore verso Prometeo e i mortali, e per punirli decide di non inviare più loro il fuoco. Allora Prometeo lo ruba dal cielo, favorendo così lo sviluppo della civiltà, e Zeus per punirlo lo fa incatenare a una roccia dove, giorno dopo giorno, un’aquila (la coscienza) gli divora il fegato che ricresce ogni volta. Prometeo viene infine liberato da Ercole, metà uomo e metà dio, e questo rappresenta la raggiunta consapevolezza da parte dell’uomo delle proprie potenzialità evolutive.

Fare a pezzetti

Chiozza afferma che “l’invidia serve a sminuzzare da fuori ciò che si teme di incorporare intatto”. Bisogna frammentare l’oggetto invidiato: affinché queste parti persecutorie diventino accessibili a un’esperienza interna tollerabile e le parti riparative buone d’amore permettano di tenere a bada le parti persecutorie

Il fegato si occupa di strutturare la parte dell’emoglobina che lega l’ossigeno, perciò si occupa di tutto il metabolismo del ferro, perché quest’ultimo è l’elemento che sta al centro e che permette di fabbricare intorno a sé una struttura, che poi permette di trasportare l’ossigeno.

Praticamente l’atomo di ferro si pone al centro, con una struttura che è quasi mandalica: si lega all’ossigeno, ovvero a quella porzione che poi porta a tutto il metabolismo energetico, che è come dire avere catturato il fuoco e averlo portato dentro al corpo.

La bile colorata

Prometeo, il fegato e l'invidiaLa bile è colorata: quando si dice che uno è verde di bile a proposito dell’invidia , è colorata proprio da questi pigmenti che derivano proprio dalla degradazione dell’eme. Anche il sapore amaro è dato dalla presenza di queste sostanze e quando nel popolo si dice che quella persona si è fatta il sangue amaro o che mastica amaro quando è invidioso o arrabbiato, è come se sapessero che i prodotti di degradazione di un’emozione introiettata e vissuta male, si traducono poi in un prodotto di degradazione amaro che inverdisce la bile.

La parola ha una sua storia, questa storia non poggia a caso, ma ha invece una stretta relazione con le strutture somato-psichiche che daranno origine a quel mondo di parola.

Il tema di Prometeo

Nei miti vediamo il tema di Prometeo e le immagini figurative, che in questo caso agiscono attraverso il tema del fegato, (ricordate, rubò il fuoco agli dei e venne punito attraverso un aquila che divorava perennemente il suo fegato)… perché il suo fegato? Allude a ciò che fa il fegato sul piano della filogenesi, ovvero ruba il fuoco alla vita e permette che questo fuoco contenuto negli alimenti, diventi coscienza in modo da potere permettere alla psiche di crescere. Il mondo degli dei rappresenterebbe primitivamente quella sorta di preforma prima che la coscienza nasca, quel territorio dove proteine, carboidrati, lipidi esistono di per sé ma non sono ancora usati come modalità che permetta la nascita della coscienza umana. Se il fegato ruba a quel mondo primitivo il fuoco nasce una nuova individualità, ovvero il mondo dei vertebrati, nasce l’uomo. E l’uomo dal biologico può cominciare ad entrare nel mondo psichico, ma il prezzo pagato per questo “furto” a fini creativi sarà poi, nel mito dell’eroe, l’aquila mandata dagli dei che divora il fegato in eterno, il fegato che si rigenera 19011626302_c3c9b0510d_bcioè crea continuamente.

Il fegato – mente

Qualcuno disse che ciò che fa il fegato all’interno del corpo umano, dove lavora sostanzialmente sul sangue e i derivati, a livello psichico lo fa la mente dell’uomo producendo, sintetizzando, forme di cultura, Noi assorbiamo sistemi di valori, li trasformiamo, creiamo l’arte, la religione, i prodotti trans-culturali

E’ indicativo per il fegato non solo l’aspetto depurativo ma anche quello creativo; questo è fondamentale perché non soltanto ci libera dalle scorie, ma soprattutto crea, è infatti un vero e proprio creatore che permette al corpo umano di sopravvivere.

Il fegato che funziona male mette in moto non soltanto una serie di turbe fisiche che i medici ben conoscono, ma anche turbe psichiche e sarebbe interessante esaminare in certe malattie che cosa accade a livello psichico.

La bile e la depressione

Già qualche studio in tale senso esiste, ad esempio molti chirurghi e anche psicosomatisti hanno osservato che a fronte di esperienze di colicestectomia dove viene tolta la cistifellea che ha calcoli (l’organo depositario della bile; anche se il fegato continua a produrne, questo non si deposita più nella cistifellea e secreto a secondo del quantitativo di pasto), si verifica una caduta depressiva. Tanto è vero che se esaminiamo l’aspetto depressivo e lo consideriamo dal punto di vista delle varianti della creatività, non c’è forma psichica quale la depressione in cui la creatività è assente. Sembra dunque quasi che l’analogo psichico sia l’incapacità dell’individuo di progettare, in senso amplificativo, le proprie capacità di progetto, di esperienze di amplificazione della coscienza.

Il cirrotico, se lo esploriamo non solo nella biologia, ma anche nella psicologia, troviamo che ha tutto un cambio completo della sua potenzialità psichica. È una persona concentrata costantemente sulle esigenze della propria malattia, che fa poco movimento, non ha valore prospettico sulle relazioni; l’unica relazione è giocata sull’elemento alcolico o sulla famiglia ma senza un reale investimento, in cui c’è una caduta dell’identità adulta lasciando il posto ad un’identità da bambino.

Il cirrotico ha una aggressività che si esplica sotto forma della dipendenza. Perché col suo comportamento impone alle altre persone di adattare la loro vita a stargli attorno, a preoccuparsi di lui, ad andare dal medico, ecc. Non riesce dunque a liberarsi dalla dipendenza in chiave sana e non ha un’aggressività sana di tipo assertivo che porta a vincere positivamente la dipendenza, e dunque si ammala,si passivizza, perde la potenza sessuale e creativa: diventa un’ ombra della potenza, cioè quella del malato che fa girare gli altri attorno a sé non grazie alle proprie qualità.

© Luisa Merati 2016

Foto di ©Anrd3aPH ©Evelyne Saccomanno

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