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Patanjali, la pratica Yoga e l’aspettare

“I will be waiting here….for your silence to break, for your soul to shake, for your love to wake!” “Aspetterò qui…finché tu rompa il silenzio, la tua anima si muova e il tuo amore si svegli” Rumi

Aspettare

Patanjali, la pratica Yoga e l’aspettare

“Aspettare” è il verbo che mi accompagna in questi giorni in cui si avvicina la nascita del bimbo che porto in grembo. E’ il verbo che mi guidato per gli ultimi nove mesi e che, a dire il vero, non mi era mai risultato troppo gradevole. Non sono mai stata brava ad aspettare, facilmente mi innervosisce, spinge la fretta e cambia l’umore. Questo in macchina, alla fermata dell’autobus, nel percorso verso un diploma o certificazione, con qualcuno in ritardo, nell’organizzazione di casa…eppure questa lunghissima attesa mi ha dischiuso intuizioni nuove, permesso di fare pace con essa e l’esperienza di “assaporare”. Prendo in prestito questo verbo dalla cucina, ‘sentire il gusto in bocca a lungo’, l’ho sperimentato anche nel primo incontro di Mindfulness MBSR, tenere in bocca una piccola uvetta ad occhi chiusi e assaggiare, non con le informazioni che già ha la nostra mente -mi piace o no, è dolce o amara- ma nella realtà di quel momento, quel preciso acino d’uva.

Ho ascoltato per nove mesi crescere dentro di me la persona che forse più di tutte mi cambierà la vita, era anche lui un piccolo acino d’uva e stentavo a sentirlo, se non per la voglia di riposare e lasciare che il corpo facesse ciò che sapeva, indipendentemente dalla mia mente. Si, ho sentito, soprattutto nei primi tre mesi di attesa, che il corpo ha davvero una propria sapienza fatta di Natura e Grazia insieme, ero partecipe e testimone di una meraviglia e con gratitudine ho lasciato che fosse il mio corpo a insegnarmi i primi gesti dell’attesa e dell’amore. Ho aspettato a dirlo ai miei genitori e amici, la prima ecografia, i primi movimenti, il conoscerci esplorandoci, di crescere, … e ora aspetto di incontrarlo.

L’attesa è stata quindi prima di tutto un tempo di ascolto, in cui affinare nuovi sensi, un tempo per sentire, partecipare, condividere la meraviglia, piangere, ridere, avere paura, imparare ad amare ogni giorno, sentirsi grata nel profondo, preoccuparsi, ringraziare, arrabbiarsi, rinunciare, chiedere, cambiare, toccare un sapere del corpo che passa per le voci delle donne, e molto altro ancora … tutto ciò sento che coincide con l’essere presente.

La compagnia dello Yoga

La pratica Yoga mi ha accompagnato in questo percorso permettendomi di tenere le radici a terra, di adattare le asana alle nuove sensazioni, di fare spazio nel corpo e nell’anima, di ascoltare i cambiamenti del respiro e la fatica, di arrivare qui con il mio bimbo oggi.

E mi ha permesso di domandarmi e cercare: nella pratica Yoga, qual è il nesso con l’aspettare?

“…Someone maybe waiting for a train, a bus or a boat and they will go on thinking if it is coming. The focus is on the object rather than just on the time.

But if there is a little shift done by you, then when you are waiting for something or somebody you will just wait for the moment- for Now. This is uniting with the time. This is Yoga. When you do this your mind is in the moment and you are waiting for nothing. However, you are still waiting. This adds a different quality to the consciousness. It sharpens the intellect and softens the heart. This is called the Yoga of action…”

Patanjali Yoga Sutras – commento di Sri Sri Ravi Shankar

Come descrive Patanjali lo Yoga dell’azione non è altro che essere presenti a ciò che si fa e vive, momento per momento. Si può aspettare il bus, il treno o la barca pensando a quando arriverà, focalizzandosi sul mezzo oppure si può attendere spostando la propria attenzione sul tempo e vivere ogni istante, ogni piccolo Ora. Questo cambio di prospettiva, questo aspettare coscientemente, dice Patanjali, è ciò che permette di affinare la mente e ammorbidire il cuore. E’ ciò che trasforma ogni istante in possibilità di far maturare in esso la pratica. La capacità di rimanere presenti e con il cuore aperto arriva con essa. Ci potrebbe sembrare che questo istante svanisca immediatamente, che sia solo un puntino, mentre è un immenso “qui ed ora”, è un istante dilatato dalla consapevolezza di essere.Questo è lo scopo della pratica Yoga: esserci, vivere con vitalità e profondità, ascoltare ciò che ci aspetta.

Come rimanere stabili?

Ma Patanjali dice molto di più…continua domandandosi…come fare a mantenersi stabili, presenti? Come fare a continuare a praticare?

…“Without a gap, and with honour and respect”…

…”senza interruzioni, e con onore e rispetto”…

La pratica Yoga, come imparare a suonare uno strumento o una disciplina sportiva o studiare… richiede tempo, il non interrompere per lunghi periodi, dedizione, cura e rispetto. Tutto ciò implica sviluppare la capacità di attendere, di tenere il cuore aperto e la mente stabile. La pratica Yoga sorge dalla gratitudine, quando smettiamo di amare ciò che pratichiamo, di rispettare i nostri maestri, o cadiamo nell’abitudine, perdiamo l’essere e la vitalità che tornare al nostro tappetino ci restituisce.

Allora onoriamo il nostro corpo, le asana e il respiro che si muove in esse e se ci accorgiamo di aver perso la strada, come di esserci smarriti nei pensieri durante la meditazione, onoriamo anche questo istante prezioso che costruisce la nostra consapevolezza e scegliamo di tornare ad aspettare!

Nella pratica, come nella maternità, l’attesa non termina con un risultato, non succederà che ci sveglieremo yogi esperti o genitori un giorno, bensì muta durante ogni istante la qualità di presenza, vitalità, gratitudine, benessere, capacità di stare con quello che c’è momento per momento.

patanjaili lo yoga e l'attesa

Vi aspetto ad Ottobre a Genova e Chiavari con pratiche settimanali di Vinyasa Yoga per far vibrare i nostri corpi sui suoni del respiro.

© Valeria Maggiali 2016

Destinazione Mindfulness:

56 giorni per la felicità

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