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Non spezzarmi il cuore: tra medicina e psicologia

non spezzarmi il cuoreIn condizioni normali il cuore è un organo che non si fa sentire.Soltanto quando il ritmo cardiaco si accelera, rallenta o diventa irregolare, i movimenti del cuore sono percepiti a livello conscio e si accompagnano a sensazioni sgradevoli.

Stress psicologici come conflitti o emozioni intense, agiscono sui parametri cardiovascolari (polso,pressione arteriosa)mentre stimoli come il rumore, il timore, il dolore e le suggestioni – utilizzati in condizioni sperimentali – alterano il polso e la pressione meno di quanto accada con i conflitti.

In stato di ipnosi il suggerimento di un’attività molto penosa può far aumentare la frequenza del polso fino a 150 battiti al minuto e la Pressione Arteriosa da 110/85 a 155/110.

Il lato affettivo dell’uomo

Nella nostra cultura il cuore rappresenta per eccellenza il lato affettivo dell’uomo:”avere un gran cuore”,”a cuore aperto”,”con il cuore in mano”,”far male al cuore”sono metafore che esprimono il ruolo del cuore, sia emotivamente che fisicamente.

Fisiologicamente il sistema cardiovascolare è strettamente legato a regolazioni consecutive allo stress, il che spiega le reazioni immediate di questo sistema alle modificazioni dell’affettività.

Gli aspetti psicosomatici

non spezzarmi il cuoreTra le disfunzioni psicosomatiche dell’apparato cardiovascolare è possibile distinguere

1)turbe funzionali espressione di manifestazioni somatiche di emozioni fondamentali come l’ansia e la depressione.

L’emozione stessa può – secondo i casi – essere più o meno rimossa (come in occasione di certe crisi di palpitazione o di tachicardia) e i sintomi possono acquisire un valore di espressione simbolica. Le turbe funzionali del cuore comportano alterazioni del ritmo e sensazioni dolorose come oppressione, senso di soffocamento, dolore sternale.

2)malattie psicosomatiche maggiori – l’infarto del miocardio e l’ipertensione – in cui gli elementi psicologici svolgono un ruolo parziale.

Nell’infarto, ai fattori di rischio somatici (ipertensione,tabagismo, iperlipidemia, iperglicemia, inattività fisica, obesità, iperuricemia) e alla predisposizione ereditaria, si aggiungono i fattori della personalità coronarica e l’incidenza di un fattore scatenante – una situazione conflittuale – che comporti un’aspettativa insoddisfatta.

Esisterebbe anche una correlazione tra l’ansia e il metabolismo dei lipidi, persino del tasso di colesterolo.

La nevrosi cardiaca

Riguardano personalità nelle quali l’angoscia si trova a fior di pelle e s’accompagna all’iper-espressività (nevrosi d’angoscia,fobica,isterica).

Queste turbe sono state denominate anche palpitazioni nervose,”fobie cardiache”,nevrosi d’angoscia con manifestazioni cardiache.

Sono rintracciabili sulla scia di certi sintomi come iperventilazione, senso di soffocamento, parestesie o altri segni di scompenso neurovegetativo:a livello cardiaco le turbe in questione possono oscillare dal dolore simile all’angina a diverse sensazioni corporee come palpitazioni, accompagnanti generalmente altri sintomi.

I ricercatori hanno reperito nei 2/3 dei casi un’ansia alla quale la persona si sente consegnata senza scampo. L’evoluzione anginosa inizierebbe già durante l’infanzia; in circa 1/3 dei casi le persone non sono in grado di spiegare l’origine della loro ansia; espressione di una difficoltà a confrontarsi con la propria angoscia.Lo stato depressivo è presente nell’80% dei casi.

Le turbe funzionali cardiache sarebbero spesso scatenate da un conflitto di separazione, dalla paura di essere respinti, abbandonati, ovvero da una perdita, una delusione nei confronti degli altri o di se stessi.

Personalità, carattere e cardiopatia ischemica

non spezzarmi il cuoreLa relazione tra personalità e cardiopatia ischemica è stata analizzata sia in studi retrospettivi – ossia che esaminano soggetti che sono stati già colpiti da patologia – che in studi prospettici, che valutano i fattori di rischio a scopo preventivo.

Gli studi retrospettivi esaminano alcune variabili di personalità in soggetti colpiti da infarto e sopravvissuti, mentre gli studi prospettivi effettuano valutazioni su campioni estesi di soggetti sani, i quali, durante il periodo di follow up, contrarranno o meno la malattia e consentono di evidenziare la personalità pre-morbosa.

Studi retrospettivi

Hanno permesso di evidenziare alcuni tratti di personalità caratteristici del paziente coronarico, che riportiamo – per brevità – in elenco:

1. tendenza alla lotta con esigenza compulsiva di leadership;

2. riconoscimento delle proprie competenze e capacità direttive

3. ipercoinvolgimento lavorativo e forte autodisciplina

4. tendenza al controllo e all’inibizione dei propri vissuti emozionali particolarmente di tipo aggressivo

5. ansia, depressione, scarsa fiducia che il mondo esterno possa realmente supplire al senso di solitudine sottostante, intensamente vissuto.

L’ipotesi è che la malattia, a prescindere dai principali fattori di rischio, possa dipendere da una costellazione di tre fattori: personalità premorbosa, situazioni conflittuali, modalità di gestione del conflitto.

Un soggetto fortemente coinvolto nel lavoro, con tendenza al comando, iperattività e competitività, in presenza di una situazione valutata come potenzialmente pericolosa o frustrante, si troverebbe ad agire come rinforzo dei tratti comportamentali descritti.

Studi prospettivi

Gli studi prospettivi hanno mostrato che la differenza tra pazienti sopravvissuti e non sopravvissuti all’infarto può essere legata alla presenza differenziale di tratti di tipo nevrotico (ansia, depressione, aggressività) nei non sopravvissuti anche se tale differenza non è emersa nel confronto tra sopravvissuti e soggetti sani. Inoltre, di fronte ad un infarto, i soggetti con valori elevati di ansia e depressione hanno un miglioramento meno rapido.

Se è stata dimostrata l’etiologia multifattoriale dell’infarto, non risulta altrattanto chiaro perché molte vittime di tale malattia non presentino fattori di rischio in maniera elevata, o perché, in culture differenti, la presenza di uno dei fattori di rischio, seppure elevata, non sia associata alla presenza di infarto

Le variabili predittive

La ricerca si è orientata a valutare quelle che sono le variabili predittive e all’identificazione di quelle cause psicosociali che potessero costituire un fattore di rischio.

Friedmann e Rosenman,basandosi sulla loro pluriennale esperienza di cardiologi, osservarono nei loro pazienti un pattern comportamentale definito tipo A come modalità di risposta a stressor ambientali,si tratterebbe di uno stile di vita, la risposta di un soggetto ad una serie illimitata di situazioni esistenziali come la competitività, la lotta per il successo, il massimo coinvolgimento lavorativo, un’affettività spesso repressa o ben razionalizzata, irrequietezza, vigilanza, tensione dei muscoli del volto, linguaggio esplosivo e rapido, cronico senso di “urgenza del tempo” che fa accelerare pensiero ed azioni solo in presenza di certe situazioni ambientali e indipendente dalla classe socioculturale.

Modello interpretativo integrato

I meccanismi cognitivi che condizionano la reattività agli stimoli esterni e interni sono responsabili dell’attivazione emozionale, che sollecita un programma di stress espresso fondamentalmente da un’attivazione simpatica e midollare surrenale con produzione di catecolamine e dell’asse ipotalamo ipofisario con produzione di corticosteroidi. L’azione integrata dei due sistemi attraverso un reciproco potenziamento delle azioni locali assume un significato predisponente ai precursori della malattia.

Numerosi studi clinici hanno evidenziato che la percentuale più elevata di soggetti del tipo A si riscontra tra le persone di età compresa tra i 30 e i 50 anni, mentre le persone anziane tendono a manifestare comportamenti più simili a quelli del tipo B. (Atteggiamento riflessivo, rilassato, tranquillo, gioviale, pacato, tendono a seguire la corrente della vita)

Recentemente si è evidenziato che il tipo A rappresenta un significativo fattore di rischio coronarico in soggetti di età inferiore ai 45 anni.

Inoltre in molte indagini le persone appartenenti agli strati sociali più bassi sono apparse essere di tipo B,gli individui di classi sociali medie e alte sono apparse di tipo A.

Recenti studi hanno dimostrato una significativa associazione retrospettiva tra l’ostilità e l’estensione della malattia coronarica:dopo i tradizionali fattori di rischio dati dall’età, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, fumo di sigaretta, solo l’ostilità appare come un significativo fattore di rischio,specialmente nei giovani.

Trattamento

Il protocollo MBSR è stato utilizzato nella prevenzione delle recidive cardiovascolari e come trattamento riabilitativo per i pazienti post-infartuati.

Sono stati riportati buoni risultati anche con la terapia razionale emotiva (cambiamento dell’aspetto cognitivo del comportamento) e la psicoterapia psicoanalitica, per quanto riguarda i trattamenti su base psicologica.

L’esercizio fisico, riducendo la Pressione Arteriosa e le lipoproteine può essere considerato un buon approccio complementare mentre dal punto di vista farmacologico possono essere utili dei betabloccanti capaci di ridurre l’iperattività betaadrenergica.

© Luisa Merati 2015

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