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L’intervento con i genitori

La riparazione possibile

Crescere sembra proprio essere l’impresa più difficile al mondo….ma quella per cui siamo venuti al mondo.
Il nostro percorso di crescita è, fino all’età adulta, suddiviso in fasi che sono state ampiamente approfondite dai teorici della psicologia dell’età evolutiva, per tutto ciò che riguarda stadi di sviluppo e relazioni precoci tra genitori figli. E’ quindi di fondamentale importanza riservare uno spazio di approfondimento al ruolo che le figure genitoriali hanno nella cura e nella prevenzione delle psicopatologie nell’età adolescenziale.

Intervento integrato nella cura dei disturbi del comportamento alimentare

Tanto è stato scritto sull’approccio sistemico ai disturbi alimentari e sull’efficacia della terapia familiare nella cura dell’intero sistema familiare coinvolto (M. Selvini Palazzoli, S. Minuchin), ed oggi risulta centrale, per un buon esito della cura, un approccio multidisciplinare, in cui all’intervento medico e nutrizionale venga associato un approccio di psicoterapia individuale e familiare. Fondamentale osservare e valutare le relazioni che intercorrono nella famiglia, il panorama trigenerazionale, le linee generazionali, i triangoli all’interno della famiglia e i miti che percorrono le famiglie delle pazienti.
La mia esperienza con i genitori di adolescenti che soffrono di disturbi alimentari e l’integrazione tra formazione sistemico relazionale e bioenergetica, mi hanno portato a centrare l’attenzione oltre che sulle dinamiche relazionali in base alle quali si giocano i meccanismi patologici nelle varie realtà familiari, sulla qualità del contatto tra genitori e figlie.

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Una lettura Bioenergetica delle dinamiche familiari in preadolescenza

Come ci ricorda Lowen nell’occuparsi del disagio dell’età adulta: “il primo stadio della vita, l’infanzia, per molti non rappresenta un periodo di appagamento ma di privazione. Tuttavia, nella maggioranza dei casi, le esperienze dell’infanzia non impediscono al bambino di aprirsi in tutta innocenza all’amore di cui ha disperatamente bisogno”. E’ durante il secondo stadio di crescita, la fanciullezza, che il bambino ha una chiara coscienza della propria sessualità, dovuta come già approfondito nel precedente articolo, alla maggior produzione di ormoni sessuali di questo periodo.
Una comprensione delle sottili dinamiche dei rapporti tra genitori e figli durante il periodo edipico e quello successivo è essenziale per capire, prevenire e curare i problemi che emergono in preadolescenza e che possono condizionare l’intera vita adulta. Il preadolescente, come espresso in “Amore, sesso e cuore” è molto più vicino alla fanciullezza di quanto non lo sia l’adulto. Pertanto è più vicino al nucleo del cuore, alle pulsioni ad esso collegate: amore, voglia di giocare, innocenza, felicità.

Sostegno alla genitorialità: come sintonizzarsi con il cuore dei figli

La coppia genitoriale, in questa fase, può quindi ancora sintonizzarsi su questo nucleo e riparare alcune delle ferite che il bambino ha subito nell’infanzia e che, nel mondo dei disturbi alimentari, hanno contribuito a creare una profonda separazione mente /corpo e l’instaurarsi dei meccanismi tipici della patologia.
“Mia figlia non si lascia più toccare”.
“Sta crescendo….non ama i miei abbracci”.
“Faccio fatica ad avvicinarmi….mi tiene a distanza solo con lo sguardo”.
Frasi dolorose….reali….dure, pronunciate da entrambi i genitori e colme di significati e di messaggi sommersi. Il contatto fisico, con l’esordio del disturbo alimentare, è tassativamente bandito dalla vita delle pazienti….assieme al cibo e alle emozioni.

Per non sentire più….per definire distanza e separazione.

Quando i genitori approdano a queste verità può iniziare un lento cammino di recupero del contatto, sia fisico che psichico, con le figlie.
Il vissuto dei genitori è inizialmente di colpa, esclusione, separazione, sconfitta.
Il tema della separazione e della riunione è centrale in questa fase.
Il preadolescente, a causa dell’intensità delle sue lotte e della sua sofferenza, soprattutto per il forte desiderio che ha di crescere e di essere autonomo, sente il bisogno di abbandonare i suoi genitori, molto più urgentemente del bambino dell’età precedente. Questa separazione ha delle qualità particolari: non è una separazione fisica ma psicologica; non implica la fine del rapporto, ma una sua trasformazione; non prevede un reale allontanamento del figlio, ma un suo nuovo rispecchiamento negli occhi del genitore.
Il figlio sente molto pressante il bisogno di poter andare e ritornare, di poter “cadere” ed essere sostenuto se cade nel modo sbagliato…..di poter essere guardato con occhi benevoli nei quali riflettersi e riconoscersi, riconoscere l’adulto che sta diventando e che risulta per sé stesso un estraneo. Se legge disapprovazione, confusione, o peggio ancora rifiuto in questi occhi….cercherà altrove un riconoscimento talvolta illusorio e fuorviante, foriero di patologia e di sofferenza.

Favorire il contatto per favorire la riparazione

E’ il fare contatto con l’assenza di contatto con le proprie figlie che spesso rappresenta una svolta nella terapia con i genitori, così come riportato dagli stessi sia nel corso delle sedute che nei gruppi di sostegno alla genitorialità, ai quali partecipano con forte motivazione in quanto rappresentano un contenitore di risorse e di rinforzo ai percorsi di cura.
“E’ stato così bello poterla abbracciare”.
“Non pensavo fosse disposta a lasciarsi toccare…solo un attimo…ma è stato possibile”.
“Mi sembrava di toccare una bambola di porcellana….ed era mia figlia”.
Di tocco in tocco….si accorciano le distanze…si avvicinano i cuori.
I genitori, a lungo colpevolizzati per la malattia, vanno coinvolti nella cura e aiutati nel recuperare la sintonia persa con il nucleo centrale e vitale delle proprie figlie: il cuore, non ancora isolato ma già chiuso e difeso dal mondo relazionale. Sono delle figure essenziali e imprescindibili per prevenire la cronicizzazione del disturbo alimentare una volta che si siano manifestati i primi sintomi.
L’intervento precoce con genitori e figli, in setting paralleli ma separati, può consentire al preadolescente una riparazione reale, non simbolica, delle ferite più traumatiche subite, in un processo in cui sia ancora possibile recuperare la sintonia, aprirsi all’amore e riprendere un percorso di crescita in assenza di patologia. Il confine è tra un “normale” sviluppo nevrotico e una psicopatologia grave.
Il sostegno all’intero sistema familiare può evitare il precipitare nel baratro della cronicità per favorire il recupero dell’integrazione mente/corpo. Un adulto sano, come ci ricorda Lowen, è il complesso integrato di diversi stadi: un bambino nell’immaginazione, un ragazzo nello spirito di avventura, un giovanotto nelle aspirazioni romantiche.
Sostenere il nucleo familiare vuol dire aiutare i ragazzi a riprendere e inseguire i propri sogni di avventure e i genitori a sostenerli in questa difficile ma vitale impresa che stava per sfuggire loro di mano.
“Non smetteremo mai di esplorare, e alla fine di tutto il nostro esplorare ritorneremo al punto da cui siamo partiti e conosceremo quel posto per la prima volta.” (T.S. Eliot)
a cura di Silvana Nozzolillo

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