Seleziona una pagina

La rabbia e la fame

La rabbia nei disturbi alimentari: il corpo che urla

C’è il corpo….con il suo linguaggio. Il corpo che custodisce e nasconde molto altro  oltre la magrezza e la deformità. Altro da scoprire, esprimere, comprendere, curare, sanare. Qualcosa di micidiale nascosto in fondo all’essere, lì….tra dolore e rabbia, tra paura e perdita, tra vivere e non vivere.

Il dramma delle emozioni bloccate

“Ogni muscolo cronicamente teso del nostro corpo è un muscolo spaventato, altrimenti non si opporrebbe così tenacemente al fluire dei sentimenti e della vita. Ma è anche un muscolo arrabbiato, dato che la rabbia è la reazione naturale alla restrizione coatta e alla negazione della libertà” (Lowen A., 1994). Parole esplicite che ci aiutano a comprendere cosa possa accadere nel vissuto di una paziente che arriva a rischiare la vita affamando il corpo o sottoponendolo a pratiche di compensazione massacranti  per “riparare” a perdite di controllo e imperdonabili abbuffate. Oltre ogni ragionevole pensiero o azione, le persone che si ammalano di disturbi alimentari trovano così la soluzione ai propri problemi di vita e alla vita stessa: ingabbiare la rabbia nel corpo in modo che non possa portare distruzione fuori, ma solo dentro sé.

Un linguaggio malato: Io così esisto!

Un corpo che parla il suo linguaggio malato, quello delle pazienti anoressiche e bulimiche. Una identificazione con ciò che è mancato;  un’aggressione verso chi è mancato. Un corpo spesso anche ferito, se consideriamo la sempre maggiore comorbilità presente tra DCA e “Self injury” (Autolesionismo) in cui il corpo viene aggredito con lo scopo di gestire stati emotivi particolarmente intensi come la rabbia, la frustrazione, la vergogna e il vuoto. Lo psicanalista francese Didier Anzieu definisce così il confine corporeo nel suo L’Io-Pelle: “La pelle è il luogo dove si supera in maniera chiara la contrapposizione tra corpo e mente in quanto si vengono a trovare in contatto l’apparato psichico e l’apparato fisico non più distinguibili”. Un “oltre” non ancora esplorato per le nostre pazienti…..un oltre che nasconde emozioni che non è possibile contattare perché troppo intense e devastanti.

Caratteristiche orali nei pazienti con DCA

pulcino2L’Analisi Bioenergetica ci fornisce qualche bussola per esplorare cosa scateni una guerra così intensa contro se stessi in queste pazienti con marcate caratteristiche di oralità: “Il carattere Orale prova una rabbia mordace, trattenuta, letteralmente,  nella mascella, nella gola e nelle braccia. Questo perché l’orale è abbandonato o in senso letterale o emozionale, e il bisogno di nutrimento è negato prima di essere soddisfatto. I suoi bisogni sono cronicamente insoddisfatti, ed egli rinuncia a protestare contro questo fatto e nega le proprie esigenze con atteggiamento di esagerata indipendenza”. Questa descrizione della rabbia ben si adatta alle pazienti che soffrono di disturbi alimentari, e che trovano nell’espressione corporea della protesta e della ricerca di perfezione una via di fuga alle sofferenze della loro realtà familiare e sociale. “La persona con questa struttura prova un vuoto interiore che si aspetta venga colmato ed è talmente lontana dalla sua aggressività che se la contatta rischia comportamenti isterici…si deprime, si disorganizza”. Affamando o abbuffando il corpo tutto questo si anestetizza, e il dolore non può accedere alla coscienza. Il disturbo alimentare, al pari di ogni altra dipendenza, diviene la panacea di tutti i mali. Il corpo devastato contiene la rabbia di una vita che non può essere vissuta. Una vita  negata, addormentata.

Riconoscere la rabbia

Ciò è possibile nella condizione protetta della stanza di terapia, dove la rabbia possa venir riconosciuta ancora sotto controllo, non in modo distruttivo ma egosintonico, ed essere integrata nell’Io della persona. E’ una rabbia che deriva anche dal senso di colpa e dalla vergogna: vergogna quando non si controllano i propri impulsi e  sopraggiunge la compulsione a mangiare; colpa per aver mangiato e tradito il patto con se stessi; colpa per le preoccupazioni e le tensioni che il disturbo provoca all’interno della famiglia; vergogna nel sentirsi incapace ad affrontare la vita; nel sentirsi una persona inadeguata e inutile e non saper vedere nulla di positivo nel futuro. Rabbia perché gli altri non comprendono e sanno solo giudicare; rabbia perché in famiglia non c’è armonia; rabbia perché non fanno nulla per capire le proprie esigenze e bisogni; rabbia perché vorrei farcela da sola…ma non riesco!

Il territorio bollente delle emozioni

Solo così è possibile cominciare a mettere i piedi nel territorio “bollente”: rabbia e confini….confini e rabbia. Dopo…non resta che percorrerlo…rispettando il ritmo personale di ogni paziente. Le domande delle pazienti sono tante, quando si comincia questo viaggio attraverso le emozioni, ed è importante sottolineare che non ci sono risposte giuste…ci sono solo esplorazioni. “Perché mi sento così triste?”, “Perché non posso semplicemente vivere senza mangiare?”, “Cos’è questa strana sensazione qui, nel petto?”, “Perché è così difficile vivere?”, “Perché…..?” Esplorazione corporea vuol dire contatto con le emozioni che lentamente vengono riconosciute e delle quali si può cominciare a parlare, per scoprire che è possibile anche sentirle. Il cammino è lungo…e fino alla rabbia c’è tanta strada da percorrere.

Entrare nel corpo, scoprire le emozioni

Entrare nel corpo, riconoscere le emozioni e i traumi infantili, attraversarli ed uscirne risanati, è la strada su cui accompagnare le nostre pazienti…dopo averle aiutate a rinunciare ad un disturbo che le tutelava e proteggeva da tutto il dolore congelato.  Certo, questo vuol dire essere disposti a tollerare l’incertezza, e la paura che questa comporta. Ma, riprendendo le parole di Lowen in Paura di vivere: “Se non possiamo tollerare l’incertezza non possiamo andare avanti. Dobbiamo ricorrere alla certezza delle nostre difese…..ci attacchiamo a ciò che è vecchio perché pensiamo che sia più sicuro” (1982). Nel ritornare a contattare i sentimenti e le emozioni forti del passato la paura è di ritornare lì, in quella ferita primordiale che ha provocato tanto dolore e dalla quale ci si è difesi con un disturbo ben strutturato. E allora, come mi ha ricordato una giovane paziente nel corso della sua faticosa esplorazione: “Ci vuole coraggio…vero, per affrontare tutto questo?” “Si”…è la risposta più sincera che ho potuto dare. Ci vuole coraggio. Il coraggio di affrontare la verità della propria storia.

Ripercorrere il passato

E’ solo la verità,  ci ricorda Lowen, che può liberare l’individuo. Ma ciò accadde solo quando la verità viene accettata. Accettazione implica resa, resa alla realtà, al corpo, ai propri sentimenti. E’ impossibile sfuggire al passato, è uno sforzo destinato al fallimento, è un’illusione che crolla continuamente, ed il prezzo che si paga può essere il prezzo della propria vita. Vero è che prima che si sia disposti ad esprimere sentimenti così spaventosi come rabbia, odio, orrore, bisogna poter percepire quanto duramente siamo stati colpiti, sul piano psicologico e fisico. Quanto siamo stati traditi. Solo allora ci si può sentire giustificati ad esprimere sentimenti del genere superando le stratificazioni difensive. “ Solo facendo rivivere il passato di una persona se ne favorisce un’autentica crescita nel presente. Se il passato viene escluso, il futuro non esiste. Impariamo studiando il passato . E il passato di una persona è il suo corpo” (1983). Nei disturbi alimentari è un corpo che urla…che chiede quello che la paziente non è riuscita mai a chiedere: l’Amore…nutrimento unico e indispensabile per la crescita.

a cura di Silvana Nozzolillo

Se io potrò impedire
a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena
o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano.

Emily Dickinson

Pin It on Pinterest

Share This

Condividere questo articolo?

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Continuando la navigazione dai conferma implicita all'accettazione di tutti i cookies. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca su Vedi informativa completa.

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi