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La pre-adolescenza e il corpo che cambia

adolescenti

“Bastiano guardò il libro….
Mi piacerebbe sapere che diavolo c’è in un libro fintanto che è chiuso. Naturalmente ci sono dentro soltanto le lettere stampate sulla carta, però qualcosa ci deve pur essere dentro, perché nel momento in cui si comincia a sfogliarlo, subito c’è lì, di colpo, una storia tutta intera…..tutte queste cose sono già nel libro. Per viverle bisogna leggerlo…questo è chiaro. Ma dentro ….ci sono fin da prima” (M. Ende – La storia infinita).
Bastiano si chiedeva questo, mentre contemplava quel libro meraviglioso che aveva un titolo così invitante “La storia infinita”…la storia di tutte le storie, da portarlo a commettere un atto impulsivo che mai avrebbe immaginato di poter commettere….rubare il libro! Ma l’impulso….era stato più forte di ogni ragione.

Trovarsi di fronte al proprio corpo…..

Credo che Ende sia stato fantastico nel descrivere con un linguaggio assolutamente poetico ed accessibile ad adulti e bambini quanto possa accadere nel corpo di un preadolescente in crisi e quali reazioni e conseguenze ciò possa provocare. Bastiano è un ragazzino in fuga. In fuga dal gruppo dei pari che lo schermisce per il suo aspetto, in fuga dal padre che non lo comprende, in fuga dal dolore per aver perso la madre….in fuga da se stesso.
La preadolescenza, da tanti autori definita fase di transizione tra la fase finale dell’infanzia ed il preambolo dell’adolescenza, è la fase in cui per la prima volta ci si trova di fronte al proprio corpo come di fronte ad un libro chiuso in cui è già tutto presente. Un libro in attesa di essere sfogliato, letto, compreso.
Chi lavora con adolescenti e preadolescenti sa bene quanto possa essere complesso questo processo di riconoscimento di sé, questa delicata lettura del proprio cambiamento corporeo e delle sensazioni ad esso connesse.

….Per diventare adulti

Anna Freud (1936), che per prima riconobbe questa fase evolutiva distinta da quella adolescenziale, ne enfatizzò i caratteri di preparazione psicologica alla maturità sessuale. Per diventare adulti bisogna modificare i vecchi equilibri, bisogna rinunciare all’immagine di sé bambino, bisogna accettare di avere un corpo corredato di attributi sessuali. Questo processo è così complesso ed ha talmente tante implicazioni sulla psiche cha ha portato gli psicanalisti a parlare di “lutto” per la perdita dell’infanzia.
Questo lutto, se può essere vissuto con relativa facilità da alcuni, può essere spesso vissuto con estrema drammaticità da altri. E’ una fase in cui normalità e patologia sembrano coesistere su un continuum, in cui dolore e sofferenza sono sempre connesse, al punto da portare il piccolo adulto a cercare continue strategie di evitamento e di rifugio da questo terribile binomio . Ecco perché definita fase borderline, in cui è possibile individuare il momento di esordio delle principali psicopatologie dell’area delle dipendenze, tra cui i disturbi del comportamento alimentare.

E’ una questione di confini

E’ una questione di confini.
La modifica è complessiva e globale. I confini chiamati in causa sono molteplici: corporei, psichici, familiari….e possono essere plastici ed elastici in modo da assecondare il cambiamento, oppure rigidi e inflessibili al punto da bloccarlo ed ostacolarlo. Il rimodellamento corporeo è consentito ed assecondato dall’elasticità della pelle e del tessuto muscolare, ma se manca una corrispondente elasticità psichica questo processo può essere interrotto. Così come anche i confini familiari, invisibile involucro protettivo della famiglia, sono duramente provati. Dalla loro elasticità e flessibilità dipendono l’armonico assolvimento della loro funzione e le modifiche necessarie alla riorganizzazione familiare. I confini intrafamiliari devono essere, in questo periodo preparatorio all’adolescenza, più permeabili, in modo da poter consentire le sortite del figlio nel modo adulto, per permettergli di riconoscersi come giovane adulto. Letture distorte di queste pagine di storia personale possono generare pericolose patologie.
Non mi vedo….almeno tu capisci?….non posso vedermi con queste forme qui!”
Questa una delle frasi più ricorrenti che possono essere ascoltate quando ci si occupa della cura dei disturbi alimentari e di prevenzione….frasi pronunciate da chi, dopo aver sperimentato i primi vissuti di un corpo che sta cambiando, “decide” che è molto più rassicurante e protettivo restare in un corpo asessuato, bambino, informe…malato.
Questa è l’area centrale che viene esplorata da subito nei colloqui con giovanissime pazienti che soffrono di disturbi alimentari, o con loro coetanei che vogliono “saperne di più”…..che vogliono essere aiutati nel leggere il loro libro personale senza spaventarsi e ricorrere perciò a strategie pericolose per evitare il dolore di questa fase di passaggio.

Il rischio della prevenzione

L’area della prevenzione dei disturbi alimentari (come per le altre dipendenze) in passato si basava sui fattori di rischio, quei fattori cioè che favoriscono l’insorgenza di un patologia. Si fornivano così informazioni circa il disturbo, le sue caratteristiche , i suoi meccanismi, i rischi connessi. Tale approccio si è rivelato non solo poco produttivo, ma ha anche avuto dei risvolti controproducenti, in quanto venivano fornite informazioni che potevano essere utilizzate dai fruitori degli incontri per sperimentare o perfezionare meccanismi patologici in esordio. L’orientamento attuale nell’area della prevenzione si è quindi centrato sui fattori di protezione, proponendo quindi interventi sull’autostima, sul riconoscimento delle emozioni, sulla comunicazione ed espressione dei propri vissuti, sullo sviluppo dell’identità.
Il corpo è stato coinvolto in questa nuova pratica della prevenzione con proposte di laboratori espressivi e creativi in cui far approcciare i partecipanti al proprio vissuto corporeo in modo giocoso e creativo. Ma la domanda centrale: “Cosa succede al mio corpo?”…..spesso ha continuato a non trovare risposte.

Aiutare a trovare delle risposte

Aiutare a trovare delle risposte a queste domande con un lavoro di consapevolezza delle sensazioni corporee è la possibile strada da percorrere per consentire in preadolescenza il passaggio da un’immagine ideale (e distorta) di sé a quella reale, per una costruzione di un Sé corporeo ed emotivo che permetta di accettare i cambiamenti in atto.
In questa prospettiva mi piace concludere con un brano tratto da un altro racconto che parla molto semplicemente e poeticamente degli adolescenti ai più o meno adolescenti: “se in mancanza di una bella idea per la mente, trovo un bel movimento del corpo, allora penserò che la vita vale la pena di essere vissuta” (M. Barbery – L’eleganza del riccio)

a cura di Silvana Nozzolillo

Foto di ©tutincommon
Per approfondimenti visitare il sito: le buona pratiche di cura nei dca
www.disturbialimentarionline.it

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