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La pigrizia e lo Yoga

Freedom is the will to be responsible to ourselves.”(F. Nietzsche)

Ho sempre lottato contro la pigrizia, ovvero contro il poter essere definita pigra da qualcuno. Mio papà è un uomo affatto pigro, o almeno così ho sempre pensato, corre e lavora tutto il giorno per mille e lodevoli buone ragioni. Eppure, oggi, vorrei che si concedesse la possibilità di prendersi un giorno pigro qualche volta e sperimentare il vuoto e il desiderio di riempirlo per non sentire ciò che esso ci provoca, tra cui primeggia la paura.

L’“essere pigri” è sempre stato per me l’opposto di “essere attivi, darsi da fare per qualcosa, senza aspettare che arrivasse dal cielo o che, la famosa tegola, cadesse sulla testa”.

Oggi credo che ci sia una pigrizia buona e una pigrizia cattiva, una che libera e una che intrappola, una che permette la scelta e la presenza e una che è in realtà è una finta svogliatezza, poiché va nella direzione della corsa ed è data dalla frustrazione per non essere ancora arrivati laddove si vorrebbe.

Stress is caused by being ‘here’ but wanting to be ‘there.’E. Tolle

La pigrizia e lo yogaLa pigrizia in questa seconda accezione è l’opposto di libertà. E’ mossa dalla stanchezza che il pensiero di tutto ciò che, dovremmo o sarebbe giusto fare per essere come vorremmo essere o come gli altri vorrebbero che fossimo, comporta. E’ il peso della gravità a cui aggiungiamo attese, aspettative e doveri con  i quali ci misuriamo. Credo che sia una delle cause di depressione oggi, in una società che chiede la perfezione a esseri che sono di natura imperfetti (ed è la nostra fortuna! )

Mettere la pratica yoga in questa lista di “cose da fare”, “persone da vedere”, obiettivi da raggiungere, non ci permetterà di amare la pratica, ma di viverne solo la fatica dell’impegno, un altro appuntamento che ci chiede di essere attivi…e il contatto col respiro si è già perso qui, in questa indecisione/imposizione.

On a deeper level you are already complete.When you realize that, there is a playful, joyous energy behind what you do.” E.Tolle

Da poco ho scoperto che esiste invece una pigrizia buona, che a volte viene dalla semplice accettazione della stanchezza, concedersi di non farcela, non essere brillanti, di riposare. Riposare, non è un verbo che va di moda, la velocità non lo concede, ma credo sia possibile riposarsi senza doversi ritirare in una nicchia di insoddisfazione per ciò che non abbiamo realizzato. Credo ci sia la possibilità di “stare nella pausa senza disconnettersi”.

Quando siamo contenti di noi stessi ovvero ci sentiamo contenuti nell’attimo, non abbiamo necessità di sfuggirlo, ma possiamo stare in esso e sentire che alla fine della nostra giornata, settimana o ora che sia, siamo stanchi e che abbiamo bisogno di respirare un’aria calma e quieta, che ci restituisca energia.

Questa pigrizia paradossalmente può portarci a correre su un prato, a recuperare il costume e andare a fare una nuotata in mare, a bussare ad un’amica per un the e due chiacchiere, o andare in libreria a comprare l’ultimo libro dell’autore che amiamo, o perché no farci un bagno caldo. E’ una pigrizia buona, perché legata al sentire e che ci permette di coccolarci, prenderci cura di noi, diverso dal biasimarci, colludere con il senso di impotenza e di inutilità che sentiamo e trastullarci in esso, cercando qualcosa o qualcuno che ci coccoli, ma di cui alla fine siamo per lo più insoddisfatti.

Stare nella pausa è quello che mi auguro porti ciascuno di noi alla pratica yoga. Stare nella pausa è ritornare al corpo, aperti a tutto il suo sentire.

In questo mese in cui mi concedo una lunga pausa di studio, vi auguro di dedicarvi un giorno pigro, proprio come fanno i monaci di Thich Nath Hanh a Plum Village, dove è il giorno in cui ognuno va al suo ritmo, il giorno dell’ascolto.

Ogni volta decidi di perdonare invece di vedere il mondo con i tuoi occhi amari, sperimenti la libertà.

Ogni volta impari dai tuoi errori invece di lasciare che ti definiscano o delimitino, sperimenti la libertà.

Ogni volta che ami te stesso, senza preoccuparti di ciò che le altre persone pensano, sperimenti la libertà.

Ogni volta che accetti l’incertezza invece di stressarti rispetto a ciò che non conosci, sperimenti la libertà.

Ogni volta che abbracci il caos, invece di cercare disperatamente il controllo, sperimenti la libertà.

Ogni volta che riconosci l’imperfezione e resisti all’urgenza di combatterla, sperimenti la libertà

Quando scegli di apprezzare ciò che possiedi, invece di lamentarti, sperimenti la libertà

Quando ti siedi in questo prezioso istante e fai il meglio che puoi per essere presente, sperimenti la libertà.  Tiny Buddha.com, traduzione di Valeria Maggiali

© Valeria Maggiali

Destinazione Mindfulness:

56 giorni per la felicità

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