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La Fibromialgia e la Bioenergetica

Aiuto, mi fa male tutto!

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“Pain needs kindness

 

La Fibromialgia ed il “dolore diffuso”

La fibromialgia rappresenta una delle più affascinanti e misteriose sindromi che riguardano l’apparato osteo-artro-muscolare, spesso non riconosciuta correttamente e genericamente etichettata come “reumatismo, mialgie etc..” o spesso confusa con sintomi di altre patologie.La risposta più frequente dei pazienti fibromialgici alla domanda: Dove ha dolore? è questa: “faccio prima a dirle dove non ho dolore”. Effettivamente, la caratteristica più interessante della fibromialgia è proprio la diffusione del dolore. E questa peculiarità, associata alla scarsezza di altri reperti clinici obiettivi e strumentali, sta alla base di inutili esami clinici, confusione diagnostica e terapie sintomatiche poco efficaci.

I Fattori Causali

I momenti eziopatogenetici della fibromialgia sono controversi. Fattori precipitanti e aggravanti sono rappresentati da traumi, sforzi muscolari acuti ed intensi, malattie febbrili, stress affettivi. Come già abbiamo visto nell’articolo sulla tensione muscolare, da un punto di vista fisiopatologico, alla base ci sarebbe una alterazione della circolazione sanguigna che condurrebbe ad una ipossia muscolare, o uno spasmo muscolare prolungato, che provocherebbe una ischemia.L’ischemia determina un abbassamento della soglia dell’eccitabilità nocicettiva, per cui stimoli chimici o elettrici, che da soli risulterebbero inefficaci, possono provocare, se associati all’anossia, il dolore.

I “Punti Grilletto”

Il dolore, nella fibromialgia, si localizza in maniera caratteristica a livello dei cosiddetti “trigger points” miofasciali, che non sono altro che delle aree iperirritabili all’interno di una banderella contratta di un muscolo scheletrico, localizzate nel tessuto muscolare e/o nella sua fascia. La zona risulta dolorabile alla compressione e può evocare un caratteristico dolore proiettato e fenomeni neurovegetativi. I punti grilletto possono essere attivi o latenti, nel primo caso causano dolore, mentre nel secondo sono clinicamente silenti, ma possono determinare limitazione funzionale o debolezza muscolare.I trigger points attivi sono più frequenti nei muscoli posturali del collo, dei cingoli scapolare e pelvico, e nei muscoli masticatori. Molto spesso sono coinvolti i muscoli trapezio, scaleno, sternocleidomastoideo e quadrato dei lombi.Il dolore si proietta dai punti trigger in distribuzioni topografiche specifiche e caratteristiche di ogni muscolo.I punti grilletto sono attivati direttamente dal sovraccarico acuto, dall’affaticamento da lavoro eccessivo, da un trauma diretto o dal raffreddamento. Sono invece attivati indirettamente da altri punti trigger, da patologie organiche, da artrosi o da alterazioni emotive.L’irritabilità dei punti grilletto varia di ora in ora e di giorno in giorno ed è influenzata dai fattori perpetuanti, quali: tensioni meccaniche, insufficienze nutrizionali, problemi endocrini, fattori psicologici, infezioni croniche.

Insieme al dolore, altri fenomeni sono spesso causati dai punti trigger miofasciali: nell’area di irradiazione del dolore causato dall’attività dei PT, si osservano vasocostrizione localizzata, sudorazione, lacrimazione, salivazione, disturbi propiocettivi, tra cui vertigini.I trigger points causano anche, infine, rigidità articolare e debolezza muscolare.

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La condizione di tensione muscolare cronica e diffusa della fibromialgia, può essere ricondotta alla “corazza muscolare” descritta da Reich, nella quale l’individuo si trova ingabbiato, incapace di muoversi liberamente, e sentire spontaneamente.

Approcciare questo problema da un punto di vista terapeutico è molto complesso, io credo soprattutto perché qualunque tentativo viene avvertito come “eccessivo”, come invadente, da parte del paziente. Anche un semplice massaggio decontratturante, risulta spesso controproducente, un po’ perché i pazienti fibromialgici hanno spesso problematiche relative ai confini, un po’ perché, come abbiamo detto nel capitolo sulla eziologia, uno stimolo che normalmente viene percepito come tollerabile, in questo caso può risultare decisamente algogeno.

Ecco perché sono convinto che la Bioenergetica possa aiutare chi soffre di fibromialgia, perché il lavoro con la Classe di Esercizi si propone di mitigare la tensione muscolare cronica e diffusa con esercizi di presa di coscienza prima, e di sblocco gentile poi, delle contratture muscolari. Fondamentale la fase di consapevolezza autonoma, perché credo che, soprattutto inizialmente, chi soffre di fibromialgia abbia bisogno di un sostegno quasi “a distanza”.

Sappiamo che una intensità crescente nella pressione del lavoro corporeo determina un effetto inversamente proporzionale: più è forte la pressione, meno si percepisce, mentre quando la pressione è molto leggera, lo stimolo viene percepito come rivolto all’interno, capace quindi di attivare autonomamente un processo di autoregolazione. Attivare questo processo interiore produce un effetto sulla tensione muscolare perché ripristina il libero flusso della energia vitale, “scaldando” le contratture che quindi inizieranno a sciogliersi. (Cinotti, N. Eva Reich e il logaritmo, Grounding, La rivista italiana di analisi bioenergetica N 2-2008)

Più che di molti farmaci e applicazioni terapeutiche, il dolore del paziente fibromialgico, ha quindi bisogno soprattutto di ascolto e di sostegno gentile.

a cura di Maurizio Tuccio

Destinazione Mindfulness:

56 giorni per la felicità

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