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La cura dei DCA attraverso le emozioni e il corpo

Come aiutare le emozioni a prendere dimora nel corpo


Il trattamento dei disturbi alimentari è una sfida complessa e multidisciplinare, e come abbiamo visto nei precedenti articoli, ha come area centrale dell’intervento di cura il corpo.
Il nucleo del disturbo è che la persona è ossessionata tutto il tempo dal proprio corpo: i pensieri sono colonizzati da strategie su come controllare il proprio peso e come gestire il cibo. I comportamenti obbligati ad eseguire gli ordini dei pensieri. E’ un circolo vizioso, una vera forma di dipendenza che consente di evitare il contatto con emozioni e sensazioni difficili da tradurre e da regolare. Il sentire non ha più dimora nel corpo.

Le linee guida di intervento internazionali

Se consideriamo che i disturbi del comportamento alimentare sono in occidente la terza causa di diagnosi più comune in adolescenza, dopo obesità e asma, e rappresentano la forma più frequente di patologia cronicizzante tra le adolescenti, possiamo comprendere il livello di allarme ormai presente da anni nella comunità scientifica che si occupa dei disturbi mentali, l’APA (American Psychological Association). La priorità di un intervento precoce richiede l’utilizzo di un corretto sistema diagnostico per effettuare diagnosi differenziale quale il DSM IV TR, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. Per le direttive del trattamento le linee guida internazionali NICE (National Institute for Health and Clinical Excellence), pubblicate nel 2004, raccomandano, con un livello di evidenza 1 (substantial clinical confidence) l’approccio in team per qualsiasi setting di cura, (ambulatorio, day hospital, ricovero) che deve essere costituito dall’integrazione di intervento medico, psichiatrico, psicoterapeutico e nutrizionale. Gli studi internazionali dimostrano che i trattamenti integrati ben coordinati hanno alte probabilità di efficacia, mentre interventi parcellizzati aumentano la percentuale di cronicizzazione dei disturbi.

Nuove proposte di cura per corpo e mente

I modelli tradizionali di intervento prevedono: riabilitazione nutrizionale, terapia farmacologica e psicofarmacologica, terapia psicoeducazionale, psicoterapia individuale (dinamica, cognitivo comportamentale, interpersonale) e psicoterapia familiare. A questi interventi base si affiancano laboratori espressivi e attività di espressione e consapevolezza corporea gestite in modo vario dai centri specialisti nelle proposte di cura. Studi recenti hanno introdotto per la cura della bulimia e dei Binge Eating Disorders protocolli di cura che propongono l’apprendimento di abilità nucleari di mindfulness e di regolazione emotiva, essendo la disregolazione delle emozioni alla base di questi disturbi. Questi protocolli possono essere proposti in setting individuali e di gruppo, ed inseriti nei programmi di intervento multidisciplinari già strutturati. A tale scopo Debra L.Safren, Christiy F.Telch e Eunice Y.Chen, hanno approntato un manuale per il trattamento di Binge Eating e bulimia che si basa sul metodo DBT (Dialectical Behaviour Therapy, ideato da Marsha Linehan (1993) per la cura del disturbo borderline di personalità. La DBT standard rappresenta oggi uno dei trattamenti con più validata base empirica per il sostegno della regolazione emotiva nei pazienti con disturbo borderline ed è considerata la terapia di elezione per questo tipo di disturbo.

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La regolazione delle emozioni

Gli studi hanno dimostrato che la regolazione emotiva disfunzionale riscontrabile in pazienti con Bulimia nervosa e Beinge Eating Disorders rappresenti, in parte, il risultato della vulnerabilità alle emozioni: elevata sensibilità agli stimoli emotivi, intensità della risposta emotiva e difficoltà di ritornare al livello base, calmandosi. Di gran lunga più conosciuta è l’incidenza dell’alessitimia nelle pazienti con anoressia nervosa, per le quali è evidente la difficoltà nel riconoscere e verbalizzare le emozioni. Attualmente non sono pubblicati dati empirici che attestino l’efficacia del trattamento per pazienti che rispondono ai criteri per l’anoressia nervosa, ma si stanno sperimentando protocolli di cura anche per queste pazienti (Safer, 2007).
Secondo il modello teorico di riferimento la regolazione emotiva adattiva richiede l’abilità di denominare, monitorare e codificare le reazioni emotive, compresa l’abilità di accettare e tollerare le esperienze emotive quando queste non possono essere modificate a breve termine.
Dal momento che chi soffre di disturbi alimentari possiede abilità per la regolazione emotiva non ben sviluppate, ricorre a modalità disfunzionali, come abbuffate o compensazioni, per gestire le emozioni. Questo modello di trattamento prevede l’apprendimento di abilità di base di mindfulness necessarie da acquisire per utilizzare in modo funzionale le altre abilità apprese nel corso del trattamento: abilità di regolazione emotiva e abilità di tolleranza della sofferenza mentale.

Dare nome e spazio alle emozioni

Le abilità di mindfulness consentono ai pazienti di sperimentare che le emozioni hanno un inizio e una fine, hanno dimora nel corpo e lì possono essere gestite con abilità apprese, piuttosto che produrre reazioni disfunzionali.
L’attenzione che viene data al corpo e alle sensazioni in questo approccio richiama e si collega alla vegetoterapia di origine reichiana e all’analisi bioenergetica di Alexander Lowen: è stata proprio l’attenzione rivolta al corpo che ha permesso loro di ipotizzare un modello di sviluppo basato sull’autoregolazione, molto prima che le ricerche scientifiche confermassero la validità di questa ipotesi. Scopo delle loro proposte di interventi, anche precoci (ricordiamo le proposte di asili nido e l’intervento precoce con i bambini) era il sostegno allo sviluppo della capacità di autoregolazione emotiva nel bambino. Una funzione del sistema nervoso autonomo la cui importanza nello sviluppo emotivo è stata ripetutamente confermata dalla ricerca neuroscientifica (Schore 1994, 2004)
L’identificazione con il proprio corpo, la strutturazione di una immagine corporea realistica, l’attenzione alle capacità propriocettive hanno un ruolo rilevante nella relazione tra losviluppo corporeo ed emotivo dei bambini e degli adolescenti.Abbiamo visto in un precedente articolo che crescere vuol dire svilupparsi cognitivamente e misurarsi con un corpo che cambia, spesso in modo anche molto rapido e che stimola sentimenti, emozioni e azioni nuove, da un giorno all’altro. Chi soffre di disturbi alimentari trascorre gran parte della propria vita evitando le emozioni: esse vengono bloccate invece di fluire nel corpo come le onde nel mare, e la cura oggi è finalmente approdata su queste spiagge che si spera vengano visitate sempre più e diventino meta degli operatori che navigano in questo mare.

a cura di Silvana Nozzolillo
Link consigliati
www.sidbt.it

Altre pagine correlate: Preadolescenza e prevenzione dei disturbi alimentari:il corpo da scoprire
Corpo e disturbi del comportamento alimentare
L’intervento precoce per i genitori con pazienti con disturbo alimentare

Destinazione Mindfulness:

56 giorni per la felicità

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