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Il tuo intestino è felice?

Sta facendo “furore” un libro giovane e fresco come la sua autrice: è “L’intestino Felice” di Giulia Enders, nata nel 1990 e già pubblicata in 30 paesi diversi, diventata un personaggio mediatico dopo aver vinto un concorso che premiava le più brillanti presentazioni ad argomento scientifico, in Germania. Pur essendo un libro serio nei contenuti, che sembrano scientificamente supportati, è un libro che si legge come un buon romanzo e che, come ogni buon romanzo, fa ridere, riflettere e appassiona.

Come appassionarsi all’intestino?

In effetti l’intestino, e tutto ciò che lo riguarda, non è certo un argomento conviviale di conversazione. Eppure Giulia riesce felicemente a sdrammatizzare sia un libro di cultura medica che un argomento così spinoso. Perché ci riesce?

Per prima cosa perché questo argomento l’appassiona e riesce a comunicare il suo interesse e la sua passione: non parla in terza persona – come fanno molti autori di saggi – ma rende l’argomento vitale con molti esempi della vita quotidiana. Improvvisamente ti rendi conto che quell’argomento non è lontano dalla tua vita ma, addirittura, potrebbe essere alla base del tuo umore e della qualità della tua salute.

Come non diventare ipocondriaci?

I libri e gli articoli dedicati alla salute hanno due tipi di lettori: quelli che, per lavoro, si occupano dell’argomento e quelli che, da profani, sono convinti che è meglio essere ben informati per poi piombare in una serie di paure ipocondriache che fanno quasi peggio di ogni malattia. Giulia non scrive così: ci rende simpatico il funzionamento di questo organo centrale del nostro corpo ma non scade mai nel terrorismo salutista.

Anche se offre un sacco di buone informazioni, si comprende ben presto che l’intento non è spaventare ma informare. La sua fiducia che la conoscenza debba essere accessibile per migliorare il nostro stile di vita, fa da filo conduttore di tutto il libro. E riesce nel suo intento: fornisce molte informazioni che sarebbe difficile trovare altrove; non diventa però un manuale del fai da te nella cura. È piuttosto un vademecum su come essere responsabili della propria salute.

La creatività al servizio della scienza.

intestino feliceIn questa impresa è aiutata dalle illustrazioni e dal dialogo avuto con la sorella, una creativa che si occupa di divulgazione della comunicazione scientifica. Non aspettatevi però immagini dettagliate, come quelle dei testi di medicina. Si può trovare qui i disegni di come il corpo è immaginato, percepito, vissuto, a partire dalle informazioni che rende accessibili durante la lettura. Disegni creativi e più efficaci di molte immagini di anatomia, che ci rimandano un corpo morto, da tavolo di medicina legale. Un sodalizio che finisce, come di prassi, nei ringraziamenti. E che ringraziamenti: “Senza la tua mente libera, razionale e curiosa, spesso sarei rimasta relegata in un mondo dove l’obbedienza e il conformismo sono più comodi del coraggio e della volontà di sbagliare in modo efficiente”. Ringraziamenti che includono tutti gli attori del processo formativo e che terminano con un ringraziamento a noi, sconosciuti lettori che, come sempre quando ci innamoriamo di un autore, siamo ormai diventati familiari.

Ma cosa dice in buona sostanza?

Questo è un libro che merita di essere letto e, quindi, non vorrei dare troppe informazioni. Sarebbe come raccontare la fine di un giallo o come offrire una facile giustificazione per parlarne senza averlo davvero letto. Ma due o tre informazioni le voglio dare perché sono davvero molto interessanti.

1. Intestini irritati, stress e depressione

intestino feliceIl funzionamento del nostro intestino e quello del nostro cervello sono strettamente collegati. L’intestino passa al cervello informazioni di prima mano sullo stato generale di salute, attraverso il nervo vago, e attraverso il benestare del talamo. In questo modo non tutte le informazioni passano: arrivano solo quelle più importanti. Se abbiamo bevuto troppo alcol, il nostro cervello viene informato e stimola il centro del vomito e questo possiamo saperlo per esperienza personale. Quello che non sappiamo è che persone che soffrono di colon irritabile sono più soggette a stati ansiosi o depressivi, così come quelli che hanno infiammazioni subcliniche a livello intestinale.

Questa non è l’unica situazione in cui cervello e intestino lavorano insieme. Avviene anche quando siamo sotto stress: quando abbiamo un grosso problema – che si manifesta con emozioni di fretta o rabbia – il nostro cervello vuole risolverlo in fretta e quindi ha bisogno di più energia che sottrae principalmente dall’intestino. L’intestino è collaborativo e quindi risparmia energia durante la digestione, produce meno muco e meno irrorazione sanguigna. Se è una situazione d’emergenza va bene ma se questo diventa uno stato cronico si modificano le condizioni intestinali e non a nostro vantaggio. Anche questo lo sappiamo per esperienza personale ma adesso possiamo muoverci con maggiore consapevolezza magari non curando la digestione ma anche quello che la rovina: lo stress.

2. Il cervello e il movimento

Il cervello dice Giulia Enders citando le ricerche di Daniel Wolpert, ha uno scopo prioritario: il movimento. Il movimento non è solo quello dei grandi muscoli che ci permettono di correre e giocare a tennis ma anche realizzare progetti, esprimere emozioni, coordinare i sensi. Se sei un albero non hai bisogno di cervello ma se sei un animale che deve muoversi nel mondo – e tanto più il tuo movimento è raffinato – il tuo cervello deve essere ben sviluppato. Sembra proprio che questo sia il nostro caso. La cosa più interessante però è che tutto questo movimento, e tutto questo pensare, non avviene solo grazie alle nostre capacità mentali e cerebrali. L’intestino infatti possiede un’enorme quantità di nervi, molecole segnale e sistemi di interconnessione nervosa. Le nostre “sensazioni di pancia” influenzano le informazioni che arrivano al cervello e la qualità della risposta motoria che il cervello attiva in risposta a queste sensazioni. Quindi è vero che è il cervello che dà il via all’azione ma è la pancia che fornisce le informazioni essenziali per valutare che azione è necessaria in quel dato momento. Quindi, parafrasando Cartesio, la Enders arriva dire “Sento, quindi penso, dunque sono”. E questo mi piace davvero molto!

3. Nuove prospettive di cura

Detto questo Giulia offre nuove e meravigliose prospettive di cura attraverso i probiotici e spiega bene cosa sono e come mai dobbiamo prenderli quando abbiamo usato gli antibiotici. Solo un piccolo spiraglio linguistico: Bios in greco è vita. Facile comprendere che l’antibiotico ha il compito di distruggere un certo tipo di vita batterica e i probiotici di favorirne un altro tipo: funzionale al nostro benessere. L’idea di curarci con qualcosa di davvero naturale e che sarebbe naturalmente presente nel nostro intestino se cibi, farmaci, inquinamento e stress, non lo distruggessero, è affascinante e semplice. Una metafora accompagna questa spiegazione: una metafora che ho trovato bellissima. Nessuno penserebbe di pulire un bosco con la scopa. Un bosco è pulito quando c’è un equilibrio tra le piante utili. Il nostro intestino funziona esattamente nello stesso modo.

L’uso sconsiderato di antibiotici, anche per curare infezioni virali – e quindi non sensibili all’antibiotico – sta ripulendo in maniera troppo drastica il nostro intestino e sviluppando forme di batteri sempre più aggressivi e resistenti. Questo riguarda non solo chi prende troppi antibiotici ma anche chi, ignaro, cerca di evitarli. Consumare troppi antibiotici inquina. Farlo quando non è necessario produce un danno nell’immediato ma anche a lungo termine: è come fare una pulizia radicale di un bosco che non rispetti l’equilibrio tra le parti.

L’equilibrio tra le parti

Alla fine l’immagine che esce fuori da questo libro è che una visione sbilanciata, una visione accentratrice della salute, non può essere corretta. La nostra salute, sia fisica che mentale, nasce da un equilibrio tra le parti. Un equilibrio che prevede momenti di disfunzionalità, errore e fallimento. Perché questi momenti permettono il migliore adattamento possibile all’ambiente in cui viviamo. Insomma permettono la vita.

GIULIA ENDERS, L’INTESTINO FELICE, SONZOGNO EDITORE.

© Nicoletta Cinotti 2015

Destinazione Mindfulness:

56 giorni per la felicità

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