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In questi tempi ossessionati dalla magrezza molte donne hanno problemi con il proprio corpo, molte donne sono ossessionate dal proprio comportamento alimentare.Parliamo di donne,anche se il problema del sovrappeso – ­obesità riguarda anche gli uomini,ma l’ossessione del comportamento alimentare riguarda soprattutto le donne poichè conseguenza di un eccesso alimentare è l’aumento di peso con conseguente “alterazione ” estetica,da cui sono condizionate soprattutto le donne.

Alcune donne non riescono a controllare volontariamente quanto mangiano,l’impulso a mangiare le assale in modo incontrollabile.

Nella storia delle donne affette da disturbi alimentari il corpo rappresenta solo l’ultimo anello di una lunga catena di comportamenti e atteggiamenti che si influenzano a vicenda “perché mangio voracemente e disordinatamente anche quando non ho fame?” si chiedono queste persone, per lo più donne,sentendosi poi angosciate e colpevoli.

A seconda del comportamento alimentare e della corporatura dell’individuo i disturbi alimentari vengono distinti in tre grandi categorie,anoressia,bulimia,binge eating

Anoressia,bulimia,binge eating

Questi quadri clinici hanno in comune l’avida ricerca di un dato elemento,la segretezza,uno stato momentaneo di offuscamento della ragione seguito da un brusco risveglio accompagnato da senso di colpa e di vergogna e dal proposito di iniziare una nuova vita,proposito poi che regolarmente non viene mantenuto.

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L’anoressia è caratterizzata dalla riduzione volontaria dell’assunzione di cibo che può portare ad uno stato di dimagramento letale. Si parla di bulimia quando esiste uno smodato bisogno di mangiare.Alla fine dell’attacco di fame la bulimica vomita tutto quanto ha ingerito per conservare inalterato il proprio peso: in questo modo la persona bulimica mantiene il controllo. La donna bulimica appare controllata,perfetta,distaccata,severa

Il binge eating è un disturbo da alimentazione incontrollata con episodi di abboffate senza comportamenti compensatori come il vomito. La fame smodata condizionata a livello psicologico conduce all’obesità,quando l’eccessiva quantità di cibo ingerita non viene espulsa o espulsa troppo raramente.

In una cultura che ha fatto della magrezza il suo ideale di bellezza la donna obesa suscita o crede di suscitare repulsione, è costantemente oppressa dall’idea di dover dimagrire,è avvolta da una spessa barriera ,uno “strato isolante”che ha costruito tra sè e gli altri:l’obesa costruisce intorno a sè una impermeabile barriera protettiva.

La donna obesa si isola fisicamente grazie alla sua barriera protettiva dato che non riesce a farlo a livello psichico:si serve della repulsione che crede di ispirare per tenere gli altri a distanza. Alcune donne obese che hanno perso parecchi chili tornano rapidamente a ingrassare perché non sopportano l’interesse suscitato dal loro nuovo aspetto. (Nel passato di donne obese si è trovato di frequente un abuso sessuale)

Per l’uomo l’aumento di peso può assumere diversi altri significati simbolici:essere “uomo di panza” ,”di peso” significa uomo di potere in quanto uomo che ha la possibilità di alimentarsi secondo i suoi desideri,dimostrandolo fisicamente

Non possiamo comunque astenerci dal dire che sia per l’uomo che per la donna essere obesi significa in parte nascondere la propria identità sessuale,perdendo le caratteristiche che differenziano uomo e donna:questo vale soprattutto per i grandi obesi.

Le radici comuni dei disturbi alimentari affondano nelle primissime fasi dell’alimentazione,nell’appagamento dei bisogni del lattante:il cibo rappresenta nutrimento,protezione,sicurezza,calore,affetto,che va preso “ora o mai più”. In età adulta ciò si manifesta con l’avidità,l’ingordigia,l’incapacità a sopportare le frustrazioni,la tendenza ad aggrapparsi agli altri nei rapporti di amicizia e di amore

Le persone con alterazioni del controllo dell’appetito non amano il loro vero io e non riescono a formulare richiete o rifiuti per paura di non essere più amati,hanno paura del contatto in tutti i sensi

Con il bisogno di mangiare vengono messe a tacere le emozioni

Con il bisogno di mangiare vengono messe a tacere le emozioni vissute come pericolose perchè abbandonarsi alle emozioni viene vissuto come debolezza,con il pericolo di essere alla mercè di altri

L’attacco di fame è un segnale importante:significa tappare la bocca ai propri veri impulsi:“devo tapparmi la bocca per impedirmi di dire o fare qualcosa che ritengo aggressivo e distruttivo,ho bisogno di colmare il vuoto che ho dentro,mi solleva momentaneamente dall’ansia che provo sentendo questo senso di vuoto che scambio per fame

Il punto centrale intorno a cui tutto ruota è il senso di autostima e l’amor proprio

La terapia non può essere la dieta,ma un percorso che faccia ritrovare l’autostima,la sicurezza,l’accettazione del proprio vero sè,il recupero dell’immagine corporea e della propria identità sessuale. La guarigione non riguarda solo il superamento del sintomo ma il mutamento del vivere quotidiano,del rapporto con gli altri e con se stessi

Alcune storie

MARCO

Ha 6 anni,è figlio unico ed è un bambino grassottello,qualche anno prima veniva detto di lui che era”paffutello” ed era considerato un bel bambino,che assomigliava a certi angioletti raffigurati nei quadri sacri.

Alla prima elementare Marco perde nei confronti con gli altri bambini,non riesce a socializzare,si rifugia in un angolo,con in bocca sempre una caramella.

Il primo giorno di scuola è stata una tragedia,non voleva separarsi dalla mamma.Dai colloqui con le maestre e con il medico scolastico la mamma di Marco pensa che Marco non sia un bambino grassottello bensì un bel bambino che “scoppia”di salute:sono gli altri bambini che non si alimentano abbastanza,mentre Marco mangia tutto per fare piacere alla mamma,che fin dalla nascita ha interpretato ogni segnale fisico del bambino (pianto,riso,malesseri vari etc) come qualcosa da calmare e soddisfare con il cibo,prima con il latte materno,poi con i derivati e quindi durante lo svezzamento per non fargli sentire la mancanza del latte,con dolcetti morbidi.

Per cui Marco si è abituato a rispondere ad ogni stimolo esterno e interno fisico ed emotivo mediante l’assunzione di cibo,che sia a portata di mano anzi di bocca come era il latte materno e poi mediante il cibo dato dalla mamma,per cui il cibo non solo è una panacea per calmare tutto ma diventa anche segno dell’amore della mamma prima e poi comunque di amore,che Marco deve avere sempre a disposizione altrimenti si sente perso,solo. Non si abitua a subire la frustrazione del confronto con gli altri bambini, rimedia a tutto e si anestetizza isolandosi e mangiando quello che gli capita a tiro

Il cibo diventa l’unica fonte di amore,di consolazione,di piacere e comunque è la cosa che più immediatamente e velocemente lo aiuta. Preferisce i dolci morbidi, panna, gelati, creme, tutto ciò che può essere succhiato

La terapia sarà di aiutare la mamma di Marco,la famiglia e Marco stesso a capire quando ha veramente necessità di mangiare, a individuare le proprie emozioni e sensazioni corporee e a dare loro un nome,soddisfacendole in modo appropriato anche attraverso la socializzazione e la relazione con gli altri

GABRIELLA

Ha 15 anni­, ha avuto le prime mestruazioni a 9 anni e in seguito al menarca si è siluppata fisicamente molto in fretta­. A 11 anni ne dimostra 16, si sente imbarazzata dal suo aspetto fisico e non lo sa gestire,si sente diversa dalle sue amiche e compagne di scuola che sono ancora delle bambine.

Viene fatta oggetto di attenzione da parte di ragazzi più grandi e vive tutto ciò con grande confusione e paura data la sua giovane età

Non riesce a parlarne in famiglia,l’argomento sesso è tabù,d’altra parte i suoi famigliari non sanno gestire questa esplosione fisica, la colpevolizzano per le attenzioni che riceve dagli adulti. Uno zio nel tentativo maldestro di rassicurarla anzi ha per lei delle attenzioni ambigue che la fanno sentire anche più colpevole. Si rifugia nel cibo,aumenta di peso,il suo sviluppo fisico si trasforma in sovrappeso e poi in obesità: in questo modo allontana inconsciamente il pericolo di attirare gli uomini fisicamente e nello stesso tempo frappone una barriera formata proprio dalla corazza del corpo

D’altra parte proprio questo la emargina dal gruppo dei coetanei diventati adolesecnti e la esclude dal gruppo. La frustrazione che ne risulta causa tristezza, fino alla disperazione,rabbia,e tutte queste emozioni vengono attutite dal cibo e così si

OLYMPUS DIGITAL CAMERAstabilisce un circolo vizioso che sembra non finire mai

ANTONIO

è un ragazzo di 20 anni figlio maggiore di 5 (3 sorelle 2 fratelli). Due anni prima il padre è morto improvvisamente in un incidente stradale,lasciando la moglie casalinga senza risorse.

Antonio ha lasciato l’università e lavora come turnista in una fabbrica. Da allora è progressivamente auimentato di peso

Nel suo caso l’aumento di peso ha più significati(a livello inconscio): sono un uomo “di peso” cioè ho molte responsabilità,da portare e sopportare; devo avere peso in famiglia e per avere peso devo farmi vedere ,mostrarmi grande e grosso come mio padre. Devo essere differente dagli altri componenti della famiglia,sono io il capo. Lavoro e mantengo tutti,ho il diritto/dovere di mangiare più degli altri; devo avere peso in società anche se non sono laureato; sono arrabbiato perchè non posso vivere come voglio,ma non posso arrabbiarmi e mostrare la mia rabbia allora mangiando soffoco la mia rabbia e assumo un aspetto da bonaccione che mipuò rendere gradevole agli amici

Non ho tempo per le ragazze e non saprei come comportarmi con loro, le tengo a distanza con il mio peso soprattutto Antonio è molto arrabbiato per aver dovuto rinunciare dopo la morte del padre al suo tenore di vita, alle sue amicizie, ai suoi progetti­. Sfoga la sua rabbia mangiando voracemente grandi quantità di cibo solido che mastica rapidamente inghiottendo grossi bocconi. La sua aggressività si esprime nell’addentare,mordere cibi solidi.

BIANCA

40 anni casalinga, marito e figli lavorano. Rimane a casa tutto il giorno da sola, i famigliari della famiglia di origine non le danno considerazione e non si sente amata dal marito e dai figli.

Unici momenti di serenità quando mangia tutto ciò che può trovare nel frigo, davanti alla televisione.Si sente in questi momenti libera ma dura poco, dopo le abbuffate si sente depressa, amorfa, brutta, priva di volontà­, si sente “un’ameba”

CARLA

anche Carla è frustrata,anche se è dirigente d’azienda:dice di non riuscire a far valere la sua autorità e d’altra parte di non essere abbastanza apprezzata dai superiori

Anche Carla come Antonio vuole essere una persona “di peso”,e nello stesso tempo vive il conflitto tra il desiderio di essere una donna manager e la sua femminilità.Attraverso l’aumento di peso nega la sua femminilità, per avere peso in senso metaforico nell’azienda . Attraverso il peso vuole rendersi più visibile e autorevole e nello stesso tempo come donna si rende invisibile

© Luisa Merati 2016

Questa è un’anteprima della relazione che Luisa Merati terrà a Curare e curarsi con la mindfulness,  Sabato 17 Settembre alle 9.30 a Chiavari. Per partecipare iscriviti su Eventbrite!

Illustrazioni di ©legumi

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