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Fibromialgia: la malattia invisibile

Torno volentieri al tema della Fibromialgia, perché si tratta di una sindrome che sta assumendo un ruolo di prim’ordine nella pratica di noi riabilitatori, probabilmente a causa del sintomo più frequente che colpisce i pazienti affetti, il dolore, con il quale, oggi, diventa sempre più difficile confrontarsi. Difficile accettare il dolore, e difficile ascoltare e sostenere la sofferenza dell’altro, specie quando si fa quotidiana ed incessante.

Le cause

Le cause sono pressoché ignote. Si ipotizza una correlazione significativa con eventi traumatici, sia fisici che psichici. E dal momento che due tra le caratteristiche più rilevanti sono l’iperalgesia, ossia un aumento della risposta ad uno stimolo che è normalmente doloroso, e l’allodinia, cioè una risposta dolorosa verso stimoli che normalmente non la provocano, si ritiene possa essere implicata una alterazione nelle comunicazioni intercellulari. Il difetto nel funzionamento a livello neuro-trasmissivo provocherebbe il non adeguato funzionamento del sistema nervoso neurovegetativo provocando un’insufficiente irrorazione sanguigna a livello muscolare con conseguente dolorabilità, tensione e astenia.

I sintomi

La fibromialgia è una condizione, o meglio una sindrome (insieme di sintomi), caratterizzata principalmente da algie diffuse al sistema fibroso (tendini e legamenti) e miofasciale (muscoli e fasce muscolari).

Non è affatto banale giungere alla diagnosi, sia perché i sintomi possono essere misconosciuti e confusi con quelli di altre patologie reumatiche, sia per l’assenza pressochè assoluta di tests di laboratorio e di prove radiografiche specifiche.

Il paziente affetto rischia così di soffrire di una malattia invisibile, che incrementerà il suo disagio e rafforzerà il suo bisogno di essere riconosciuto.

I sintomi principali sono appunto il dolore, diffuso, cronico, spesso ad andamento ciclico e correlato a fattori climatici ed ambientali (meteoropatia), emotivi ed endocrini, il tipico sonno non ristoratore, disturbi dell’alvo (spesso colite spastica e diarrea), alterazioni del ciclo mestruale, tachicardia, astenia cronica, deficit di attenzione, disturbi della sfera sessuale.

I Tender Points

tender_pointsI Tender Points sono delle aree circoscritte di tensione e rigidità a carico dei muscoli o delle giunzioni mio-tendinee, che risultano particolarmente dolorabili alla digitopressione nei soggetti fibromialgici.

L’ American College of Rheumatology ha stabilito che, per porre diagnosi di Fibromialgia, sia necessaria la presenza di dolorabilità alla digitopressione di circa 4 kg di almeno 11 di questi 18 tender points, associata al dolore diffuso a livello muscolo-scheletrico.

La terapia “classica”

Le difficoltà incontrate nella diagnosi, si rafforzano ulteriormente nel momento della scelta terapeutica, poiché ad oggi non esiste una cura universalmente e scientificamente accettata, in grado di eradicare in maniera completa e definitiva i sintomi.

I farmaci più storicamente utilizzati sono, accanto agli analgesici e agli antiinfiammatori, i farmaci miorilassanti e quelli antidepressivi, con gli obiettivi di ridurre le aree di tensione muscolare e articolare, e di migliorare il tono timico e lo stato ansioso. A volte purtroppo sussiste il tentativo, assolutamente vano ed anche rischioso, dell’approccio steroideo che non risolve la condizione algica e peggiora lo stato dei tendini.

Viene utilizzata anche la terapia fisica (Ultrasuoni, TENS, Ionoforesi, Laser…) con risultati modestamente soddisfacenti e comunque di non univoca accettazione internazionale.

L’Aiuto Bioenergetico

Da tutti i lavori scientifici recenti che si sono occupati di Fibromialgia ed in particolare del suo trattamento riabilitativo e rieducativo, emerge il sostegno condiviso all’attività fisica. In particolare, si richiama l’attenzione di clinici e pazienti alla necessità di una attività, con intensità da lieve a moderata, costituita da esercizi aerobici associati ad esercizi di tonificazione muscolare e rilassamento muscolare. Tali esercizi, dovrebbero essere praticati per almeno 10 settimane con una frequenza di 1-2 volte a settimana.

Le classi di esercizi bioenergetici sono strutturate esattamente in questo modo, comprendono un momento iniziale di attività aerobica e di rinforzo muscolare, ed uno conclusivo di miorilassamento, e si sono rivelate decisamente utili nell’alleviare il dolore e la tensione di questi pazienti.

Inoltre attraverso il sostegno del conduttore e degli altri componenti il gruppo, è possibile favorire la sensazione di sentirsi autorizzati all’espressione del dolore e promuovere l’accoglienza ed il riconoscimento della propria condizione.

L’eventuale condivisione verbale al termine della classe, potrà incoraggiare l’integrazione corporea delle sensazioni di piacevole scioglimento dei blocchio miotensivi a livello dei Tender Points.

a cura di Maurizio Tuccio

 

 

 

 

 

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