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Corpo e disturbi del comportamento alimentare

Dietro i tuoi pensieri e sentimenti, fratello, sta un possente sovrano, un saggio ignoto che si chiama Sé. Abita nel tuo corpo. E’ il tuo corpo“. (Nietzsche F., Così parlò Zaratustra, 1883-1885).

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Quadro di Edward Hopper

Poche malattie sono così visibili come l’anoressia e così misteriose come la bulimia, ed esprimono il loro esserci attraverso il corpo….attraverso la battaglia costante e incessante che in queste patologie si agisce ed esprime il controllo ed il conflitto tra Io e Corpo.

L’eccessiva valutazione del peso

dispercezione corporea
L’eccessiva valutazione del peso, della forma del corpo e del controllo dell’alimentazione è considerata la psicopatologia specifica e centrale dei disturbi dell’alimentazione. Specifica, perché è presente solo nei disturbi dell’alimentazione e non in altri disturbi mentali. Centrale, perché la maggior parte delle caratteristiche cliniche osservate negli individui con disturbi dell’alimentazione deriva direttamente o indirettamente da essa e perché per ottenere una remissione duratura dai disturbi dell’alimentazione è necessaria la sua modificazione.
Dal punto di vista sintomatico è evidente l’importanza del corpo nelle condotte anoressiche e bulimiche, così come è nel disturbo dell’immagine corporea che si rintraccia un tratto distintivo e necessario anche per la diagnosi del DSM IV(manuale diagnostico n.d.r.), in cui sono specificati criteri diagnostici e linee guida per il trattamento. Non troviamo però lì specificato il problema del conflitto che insorge, in età adolescenziale con il proprio corpo, e che rappresenta spesso la fase di esordio dei disturbi alimentari.

Il significato del corpo

Il corpo assume un significato particolare proprio nel momento dell’adolescenza, dove nel corpo adulto c’è ancora un bambino onnipotente, spaventato, riottoso, bisognoso di aiuto e incapace di chiederlo in modo comprensibile. Un piccolo adulto esigente, critico, polemico e muto alla domanda di fondo “CHI SONO IO? – e per CHI?”. L’immagine di sé non è né globale, né unitaria. Immagini buone e cattive di se stesso, dei genitori, degli amici coesistono provocando insicurezza e negazione di essa, nonché sforzo per mantenere un livello di sicurezza minimo. E’ evidente dunque in che misura esso rappresenti una via privilegiata di espressione, e venga appunto investito dei più diversi significati.
Nei disturbi alimentari il corpo assume significati molteplici, apparentemente paradossali: da un lato è il corpo investito narcisisticamente, idealizzato, pura astrazione su cui si concentra il bisogno di controllo, e dall’altra è il corpo reale, oggetto di negazione e di torture. E’ spesso al livello del corpo che si situa infatti il tentativo di separazione della persona: riappropriarsi del corpo attraverso il suo controllo, ma anche torturarlo quando esso viene sentito come traditore o proprietà dell’altro. In questa grande area si situano dunque tutti quegli aspetti sintomatici del disturbo alimentare, sempre centrati sul corpo, in cui spesso vediamo alternarsi fasi anoressiche a fasi bulimiche in una stessa storia di malattia.

Un disturbo dell’immagine corporea

Un disturbo profondo dell’immagine corporea, non solo dispercettiva, ma legato alla relazione emotiva con il proprio corpo è l’elemento centrale: il corpo rappresenta il sostegno della propria identità ed un tramite nella relazione con gli altri. Viene iperinvestito e strumentalizzato, divenendo così un abbozzo di identità, un modo per riguadagnare uno spazio, per esprimere i propri bisogni, per comunicare un disagio profondo…..un modo…per esserci.
Il conflitto tra potere della volontà e potere del corpo occupa l’intero universo dei disturbi alimentari, e la mediazione tra entrambi diviene sempre più difficile, talvolta impossibile.
In letteratura troviamo posizioni differenti tra chi riconosce unitarietà e specificità all’anoressia e alla bulimia in termini di struttura psicopatologica e chi, al contrario, le considera manifestazioni di diverse psicopatologie sottostanti.

I diversi orientamenti clinici

Una breve panoramica degli orientamenti del secondo tipo può essere utile per approfondire la storia di questa psicopatologia.
La struttura isterica dell’anoressia è stata forse la prima ad essere individuata. Già Gull e Lasègue, verso la metà dell’Ottocento, l’avevano denominata “anoressia isterica” e lo stesso Freud, facendo riferimento all’anoressia e al vomito come a due dei sintomi più comuni dell’isteria, riteneva che potesse trattarsi di una forma di conversione.
Un altro modello di riferimento per l’anoressia è stato quello della depressione, cui già Freud accennava nel 1895: “La nevrosi alimentare parallela alla melanconia è l’anoressia. La ben nota anorexia nervosa delle ragazze mi sembra essere (da osservazioni accurate) una melanconia che si verifica ove la sessualità non è sviluppata […]
Un disturbo nell’organizzazione del Sé è stato invocato spesso dagli autori che fanno riferimento al pensiero di Winnicott o di Kohut, sia per delineare una peculiare struttura dei pazienti anoressico-bulimici, caratterizzata da una scissione tra un falso Sé esterno, adattivo, e un Sé interno, segreto, sia in riferimento ad un disturbo narcisistico. (Cuzzolaro, 1988)
L’individuazione di un funzionamento psichico vicino a quello di riscontro nelle psicosi ha portato infine alcuni autori a ipotizzare che l’anoressia sia una forma particolare di psicosi (schizofrenica o maniaco-depressiva). Così ad esempio la Selvini (1974) parla di una paranoia intrapsichica, intermedia tra schizofrenia e depressione e considera i giochi familiari centrali nella diagnosi e cura.
Minuchin(1974) considera l’anoressia come sindrome psicosomatica, in cui il sintomo diviene un modo di comunicare ed il suo significato dipende dalle regole del sistema familiare.
La Bruch (1973) giunse alla convinzione che i vari sintomi dei pazienti con DCA dovessero essere interpretati come manifestazioni di disturbi nel campo percettivo e concettuale. L’origine del disturbo dipenderebbe da un disconoscimento dei bisogni del proprio corpo e da un disturbo della percezione della immagine corporea. La Bruch allarga la problematica dispercettiva applicandola alla percezione del Sé. Il sintomo sarebbe l’espressione di un Sé deficitario, legato alla paura di percepirsi vuoti o malvagi. Attraverso il controllo del peso si otterrebbe un senso di onnipotenza ed autonomia, in cui si sostituisce una «certezza corporea» ad una confusione emozionale.
Secondo le teorie psicofisiologiche l’inquadramento unitario psicofisico è assolutamente necessario perché il problema di queste pazienti è molto profondo, e si riferisce ai meccanismi più arcaici del Sé e del proprio diritto di essere al mondo.

L’Io e il corpo

Il «corpo» è un elemento strutturale dell’IO e la coesione dell’IO non può prescindere dalla coesione dei processi corporei.
L’Analisi Bioenergetica si inserisce in questo quadro teorico e clinico e, pur non essendoci una specifica teorizzazione sui disturbi alimentari, l’approccio si presta ad una lettura unica nel suo genere, in quanto combina terapia corporea e psicoterapia verbale. Il concetto di integrazione è basato sul fatto che mente e corpo formano un’unità.
Noi siamo i nostri pensieri, emozioni, sensazioni, impulsi ed azioni. Noi siamo il nostro corpo.
Noi abbiamo esperienza della realtà solo per mezzo del corpo. L’ambiente esterno ci impressiona perché investe il nostro corpo e tocca i nostri sensi. In reazione a questo stimolo noi agiamo sull’ambiente”.
(Lowen,«Il tradimento del corpo»1967)
Il conflitto tra l’Io e il corpo produce una scissione della personalità che influenza ogni aspetto della vita e del comportamento. Nelle anoressie e bulimie questo è il sintomo attraverso il quale si esprime il disagio psichico, e la gravità della scissione è direttamente proporzionale al livello del conflitto tra Io e Corpo.
Il conflitto tra l’Io e il corpo può essere leggero o grave:
L’Io nevrotico domina il corpo
L’Io schizoide lo nega
L’Io schizofrenico ne è totalmente dissociato
Nei disturbi alimentari il livello di gravità del conflitto aumenta con il cronicizzare del disturbo, fino alla dissociazione.

Come si produce la distorsione del rapporto IO-CORPO?

La ricerca ha dimostrato che l’immagine del corpo proviene dalla sintesi delle sensazioni derivate dagli innumerevoli contatti fisici tra genitori e figlio. Queste sensazioni hanno un segno positivo o negativo e sono sentite come gradevoli o dolorose.
Le sensazioni positive favoriscono la formazione di una unità mente/corpo chiara ed integrata. Le sensazioni negative portano a distorsioni o fratture in questa dialettica.
Nella personalità sana il livello mentale ed il livello fisico cooperano per promuovere il benessere. (Lowen, 2009)
Una delle tesi basilari della Bioenergetica, tratta dalle concezioni di Wilhelm Reich, sostiene che antitesi ed unità sono gli aspetti che caratterizzano i processi biologici.
L’antitesi tra Io e Corpo consente di analizzare i concetti di Ideale dell’Io e Immagine di Sè, come forze che possono opporsi all’aspirazione del corpo al piacere. Nell’interazione tra Io e Corpo opera un processo dialettico.
L’immagine dell’Io plasma il Corpo attraverso il controllo della muscolatura volontaria (es. inibizione dell’impulso di piangere).
All’inizio l’inibizione è cosciente e serve ad evitare altri conflitti ed altro dolore.
Ma la contrazione volontaria dei muscoli richiede un investimento di energia e non può essere mantenuta a lungo. Quando l’espressione di un sentimento non viene accettata nel mondo del bambino, l’Io abbandona il controllo dall’azione proibita e ritira la propria energia dall’impulso.
Il controllo dell’impulso diventa inconscio ed il muscolo rimane contratto perché senza energia.
Tale energia può essere investita in altre azioni accettabili: questo processo dà forza all’immagine dell’Io.
La condizione del Corpo costringe adesso la dialettica a lavorare al rovescio. La situazione fisica plasma il pensiero e l’Immagine di Sé dell’individuo.

L’illusione dell’Io

L’IO, avendo raggiunto una certa misura di stabilità e sicurezza, si fa vanto della sua realizzazione (non piango mai…non mi arrabbio….) fino a poter controllare, nel caso dei disturbi alimentari, le funzioni di base, come la fame, la sete, la stanchezza.
Il conflitto è ormai strutturato nel CORPO e fuori dalla portata dell’IO.
Partendo da questa analisi, nel percorso di cura l’individuo può accettare a parole l’idea del cambiamento, ma finché non affronta il problema a livello corporeo un cambiamento reale, profondo e duraturo è altamente improbabile. Nei disturbi alimentari la cura quindi non può prescindere dall’occuparsi del corpo, non solo in quanto a recupero del peso e ripristino di un comportamento alimentare normale, ma come veicolo e processo di integrazione tra Io e Sé, un Sé fragile, talvolta quasi inesistente che, come ci ricorda anche il noto filosofo…. “è un saggio ignoto che abita nel tuo corpo….è il tuo corpo”.

a cura di Silvana Nozzolillo, psicoterapeuta bioenergetica in formazione e psicoterapeuta sistemica, lavora presso il Centro dei Disturbi Alimentari G. Palazzolo di Bergamo e privatamente presso lo studio CoMeTe e.mail:Silvana Nozzolillo <s.nozzo@yahoo.it>oppure corpoementeinterapia@gmail.com

Per il trattamento dei disturbi alimentari si veda anche la pagina suiprogrammi MSC e le varie sottopagine: La compassione verso se stessiLe componenti centrali della compassione verso se stessi,Ho fatto giusto? Il perfezionismo.

BIBLIOGRAFIA
Bruche H. Patologia del comportamento alimentare, Milano, Feltrinelli, 1993
Cuzzolaro M. Bulimia nervosa: definizione diagnostica e terapia psicoanalitica. In Psicobiettivo, 8, pp. 9-24, 1988
Gordon R.A. Anoressia e Bulimia. Anatomia di un’epidemia sociale. Raffaello Cortina, Milano, 1991
Lowen A. Bioenergetica, Feltrinelli, Milano, 2009
Lowen A. Il tradimento del corpo, Mediterranee, Roma, 1967
Manara F. Anoressia nervosa. Tra psichiatria, psicologia e medicina. Franco Angeli, Milano, 1991
Minuchin S. Famiglie psicosomatiche. Astrolabio, Roma, 1980
Ruggieri V. Mente, corpo e malattia. Il pensiero scientifico, Roma, 1988
Selvini Palazzoli M. L’anoressia mentale. Dalla terapia individuale alla terapia familiare. Feltrinelli, Milano, 1987
Wilhelm Reich, La funzione dell’orgasmo, Sugarco, Milano, 1977

<s.nozzo@yahoo.it>

Destinazione Mindfulness:

56 giorni per la felicità

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