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L’ipnosi: il termine deriva dal greco upnos sonno ma non è sonno, i parametri neurofisiologici differiscono completamente dal sonno vero,i l termine deriva dal fatto che una persona ipnotizzata o autoipnotizzata appare all’esterno come addormentata.

L’ipnosi è un processo che può portare ad uno stato di transe(o trance), particolare stato psicofisico che permette di influire sulle condizioni psichiche, somatiche e viscerali del soggetto,per mezzo del rapporto creatosi tra questi e l’ipnotista (Granone)

Lo sciamanesimo,lo Yoga, lo Zen, la meditazione orientale e quella della religione cristiana, spinte ad un notevole  grado di profondità  e d’intensità, possono facilmente indurre stati di trance ipnotica(Granone)

Punti di contatto e diversità tra ipnosi e meditazione

Hiroshi Motoyama(1966) ha esaminato i punti di contatto e di diversità tra le varie esperienze.

Secondo vari autori, l’esperienza dello yoga è attiva, mentre nell’ipnosi è prevalente il rapporto interpersonale. In realtà anche nell’autoipnosi bisogna fare in modo che ci sia una costante vigilanza del soggetto sul suo stato psicofisico.

Secondo studi condotti sulla meditazione  Zen da Motoyama i fenomeni ipnotici apparirebbero nello stato di concentrazione mentale più profonda essendo il posto della coscienza occupato dal subconscio.

Meditazione e autoipnosi richiedono entrambe delle fasi

Meditazione e autoipnosi richiedono entrambe le seguenti fasi

  • 1-fase preparatoria
  • 2-fase di controllo dei sensi con focalizzazione dell’attenzione
  • 3-fase della concentrazione su oggetti esterni o interni
  • 4- fase ipnoidale per l’approfondirsi della concentrazione:in questo stadio l’io come individuo non è più sentito come tale, né sul piano della coscienza né su quello dell’inconscio.

Tali rappresentazioni sono una peculiarità dell’estasi mistica e non dell’ipnosi anche se sul piano neurofisiologico trance autoipnotica ed estasi hano chiari punti di contatto

Alcuni distinguono tra l’esperienza yoga – esperienza attiva in cui si arriva alla rinuncia dell’io individuale grazie alla concentrazione e ad una nuova consapevolezza e coscienza superindividuale – rispetto all’esperienza passiva mistica della cristianità.

Diversità tra ipnosi ed esperienza meditativa

In realtà la diversità tra ipnosi ed esperienza meditativa potrebbe risiedere nell’obiettivo: nella prima prevale l’individuo, nella seconda prevale la coscienza superindividuale.

Un rilievo indispensabile da fare sul piano neurofisiologico riguarda l’EEG delle estasi religiose, degli stati meditativi raffrontato a quello dell’ipnosi, autoipnosi, allenamenti autogeni.

“La contemplazione,l’estasi mistica naturale degli Yoghi,dei monaci Zen e dei loro discepoli occidentali non hanno un referto EEG caratteristico,o si manifestano con una sincronizzazione corticale lenta(rallentamento del ritmo alpha e comparsa del ritmo theta)allorchè gli occhi sono aperti,il che testimonia la presenza di una condizione psicomotorio comparabile a quella di un training autogeno o di una autoipnosi”

La meditazione -la parola meditazione è stata usata per definire una grande quantità di pratiche tra loro differenti.

Claudio Naranjo(1971)propone una tipologia di vie meditative comprendente

  1. la “via delle forme”o direttiva che implica la concentrazione su una sola cosa,per esempio la respirazione,
  2. la “via espressiva” non direttiva che chiede una libera disponibilità a ciò che avviene,in particolare  al flusso della vita psichica,
  3. la “via negativa” che è quella del distacco

Se il meditante direttivo si concentra su un simbolo,per esempio un mandala,quello non direttivo si fissa soltanto su ciò che in lui emerge spontaneamente.

La terza via

La terza via si colloca tra le due precedenti.

Tart(1975)ci mostra come la meditazione può essere considerata alla stregua di una tecnica di induzione: la maggior parte delle tecniche di meditazione implica nella prima fase che il soggetto sia seduto in una posizione confortevole,la testa, il collo e la colonna vertebrale diritti. Per mantenersi in questa posizione è necessario un minimo sforzo muscolare, come nell’induzione dell’ipnosi e nella preparazione al sonno, questa posizione confortevole consente il rallentamento dell’attività cinestesica ma in opposizione al sonno la quantità minima di sforzo muscolare impedisce ai meditanti di addormentarsi.

La meditazione concentrativa insegna a fissare l’attenzione su un oggetto esterno guardato intensamente oppure su una qualche sensazione interna, per esempio il movimento della respirazione. Come nell’ipnosi, viene detto al meditante che se il suo spirito è distratto, se si allontana dalla regola della concentrazione,egli dovrà ristabilirla dolcemente e metter fine alla distrazione.

Il meditante fissa dunque la sua attenzione su una sola cosa, ciò può produrre fenomeni insoliti dovuti ai differenti gradi di affaticamento,  come nell’ipnosi, ma la maggior parte dei sistemi di meditazione mette l’accento sul fatto che questi fenomeni percettivi anomali  non sono segni positivi per la meditazione.

Tart chiama meditazione “d’apertura” la meditazione espressiva o non direttiva  mediante la quale si cerca di raggiungere “una piena coscienza e sensibilità di tutto ciò che avviene. Il meditante deve essere un osservatore cosciente che osserva ciò che a lui giunge,senza farsi coinvolgere. Si tratta di essere coscienti di ciò che sta producendosi senza pensare a ciò che sta  avvenendo fino a raggiungere la completa sparizione di questa percezione, evitando di identificarsi con la percezione di quanto viene. E’ ciò che nel linguaggio del buddhismo viene detto vipassana. Quest’ultima può essere definita con le parole che Naranjo utilizza per descrivere la via negativa,

“Nuda attenzione di fronte alle sensazioni, ai sentimenti, ai pensieri e alle reazioni a ciò che accade….essere disponibile a ogni cosa,non rifiutare nulla come indegno   di  attenzione,non operare scelte,non considerare una cosa piuttosto che un’altra degna di maggior attenzione”.

Questa regola include la necessità di essere coscienti dei “fallimenti” o di ciò che viene sentito come tale.

La posizione di Daniel Goleman

Daniel Goleman(1972)raggruppa un po’ come Naranjo e Tart le forme di meditazione secondo due grandi vie, la via della concentrazione e quella intuitiva:queste due vie conducono ad un cambiamento qualitativo, alla rottura dello stato ordinario di veglia

“Per raggiungere uno stato realmente modificato occorre che una rottura qualitativa si produca nel flusso normale della nostra coscienza….la sedicente reazione di rilassamento designa in realtà uno stato fisiologico del corpo.. .è una esperienza piacevole,ma non ha nulla a che vedere con gli stati meditativi che trascendono i limiti normali della coscienza sensoriale e che sono alla base di ogni misticismo religioso”

La purezza è la base psicologica necessaria per l’entrata nella via della concentrazione,della non-distrazione; la purificazione consiste nella sfrondatura sistematica delle fonti di distrazione, quindi viene la concentrazione; l’obiettivo della concentrazione meditativa consiste nel focalizzare la corrente dei pensieri fissando lo spirito su un oggetto unico, tema della meditazione.

La fase d’accesso

Queste prime fasi costituiscono la concentrazione di accesso, a questo livello sorgono forti slanci d’entusiasmo e di estasi.

Infine sopravviene un momento che segna la rottura totale con la coscienza normale,è uno stato di pieno assorbimento,i pensieri molesti cessano totalmente,non si ha percezione sensoriale,nè coscienza abituale del corpo,il dolore corporale non può essere sentito.

Tart(1975) riferendosi alla disciplina della meditazione scrive:”…esse ritengono che l’attenzione/consapevolezza può raggiungere un livello molto elevato e persino una completa indipendenza dallo stato ordinario di coscienza;che ogni persona possiede o può sviluppare un Osservatore altamente oggettivo riguardo alla personalità ordinaria poiché questo osservatore è essenzialmente pura attenzione/consapevolezza e non manifesta alcuna qualità di giudizio sua propria. L’esistenza dell’Osservatore è una realta’ per coloro che hanno tentato di sviluppare questo Osservatore mediante la meditazione…(ma si può obbiettare) se la coscienza non è altro che il prodotto del sistema nervoso e del cervello, il grado di indipendenza e di oggettività dell’Osservatore può essere soltanto relativo.”

Nell’analgesia ipnotica L’Osservatore può essere il meccanismo durante la quale il soggetto assiste con distacco allo “spettacolo” della sua sofferenza (tecniche di analgesia dell’ipnosi ericksoniana con cui la sensazione viene osservata,analizzata scomposta)

L’induzione di transe nell’ipnosi come in altri rituali consiste nel facilitare una modificazione della coscienza che altrove o in altre circostanze  si effettua spontaneamente

Braid(1845) che compie il passaggio dal magnetismo animale all’ipnosi inventando quest’ultimo termine,sottolinea le analogie tra la tecnica di induzione di transe che egli utilizza-fissare un punto luminoso- e quella che è praticata da diversi secoli dai fachiri indiani:questo raffronto tra due tecniche di induzione ha contribuito a introdurre la nozione di stati modificati di coscienza :la scuola dell’ipnosi ha dimostrato che era possibile modificare a volontà lo stato ordinario di coscienza e ha ricordato che esistono in certe tradizioni già da molto tempo metodi di tipo ipnotico destinati a produrre tali modificazioni.

Altre prospettive

“L’ipnosi è l’arte di comunicare con quella parte di noi stessi che è l’inconscio e nell’inconscio possono essere piantati i semi per far sbocciare ogni cosa,anche la consapevolezza.”

L’ipnosi e l’autoipnosi possono diventare potenti alleati per sostenere la meditazione, possono aiutarci a sviluppare la capacità di osservare tutto ciò che accade  rimanendo al centro di noi stessi, conservando la nostra pace interiore. L’autoipnosi può mettersi al servizio della meditazione e sostenere il viaggio verso il nostro centro……tutto quello che ci porta via da noi stessi,dalla nostra verità,si può definire come ipnosi(transe) negativa,tutto ciò che ci riporta a noi stessi,verso il centro della nostra interiorità,meditazione.Soltanto quando siamo veramente nel momento presente possiamo uscire dalla trance,nel presente il ruolo della mente si riduce a quello di semplice servitore e la consapevolezza può guidarci.

Riconoscere le correnti dei pensieri che creano turbamento nella mente,identificare una tecnica di meditazione che faccia al caso nostro e applicarla con costanza si può definire un intervento di autoipnosi.”(A.Faliva-Invito al benessere .URRA 2008)

Secondo Osho(1993) “nello stato di ipnosi sei molto vicino alla consapevolezza di chi è risvegliato,soltanto un livello molto sottile,quasi trasparente,ti separa dall’essere risvegliato,e può essere facilmente spezzato.” “l’ipnosi conduce direttamente alla meditazione…non sono più necessari né il prete,né la chiesa e neppure Dio …” ..”se la meditazione si diffonderà nel mondo non esisterà più alcuna religione,per il semplice motivo che le persone avranno un contatto diretto con l’esistenza e con se stesse…l’ipnosi era un pericolo per il clero e il cristianesimo…. l’ipnosi era una soglia,è sempre stata una porta verso la meditazione.E quando un uomo entra nel mondo della meditazione,possiede una tal chiarezza,una tal forza,in lui nasce una tale vitalità che non ha più bisogno di un padre in paradiso,non ha più bisogno di un prete che preghi per lui,egli stesso diventa preghiera,non una preghiera rivolta a un  Dio,ma un semplice essere in preghiera,un senso di gratitudine verso il Tutto” “Saranno sufficienti quindici giorni di sessioni autoipnotiche e qualunque sia il  messaggio può essere che la tua meditazione da domani diventi più profonda  e scoprirai che la tua meditazione scende sempre più in profondità e che puoi creare un legame meraviglioso….puoi usare entrambe le cose per farti portare nel tuo inconscio…e sebbene mi trovi nella profondità del mio inconscio  rimane una leggera consapevolezza ..che si allarga sempre di più  e di più ancora …e un giorno vedrai che l’intero inconscio è illuminato dalla tua presenza attenta…questo è meditazione”

© Luisa Merati 2017

BIBLIOGRAFIA

Faliva, Invito al benessere .URRA 2008

Granone,Trattato di ipnosi-UTET 1989

Lapassade, Stati modificati e transe-Sensibili alle foglie-1996

Merati, Manuale pratico di ipnosi e autoipnosi-ed.EDRA-2015

Osho, La meditazione che cura-RED-2006

Young-Autoipnosi-RED-2004

Tart, Stati di coscienza-Astrolabio 1977

 

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